Oggi è il 03/05/2016 | 24762 articoli online
 



L'ESEMPIO DEL LEICESTER ED IL FUTURO DEL TORO



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Un turno incredibile per i colori granata quello conclusosi con il roboante 5 a 1 inflitto all’Udinese. Certo una rondine non fa primavera e la squadra di Di Canio sembrava il Torino e il Toro vestiva i panni del  Sassuolo della domenica precedente, ma c’è da considerare che ciò che hanno messo in campo i ragazzi di Ventura  è stato veramente notevole e di buon auspicio di quello che deve essere il futuro del Toro.

Finalmente bei sorrisi e gioia sui volti di chi ama i colori granata e tutto questo all’inizio di una settimana colma di passione per una società che il 4 maggio di sessantasette anni fa vedeva infrangersi, contro la basilica che sovrasta la città, una storia grondante di  gloria  figlia di successi infiniti che riempivano di speranza di rinascita tutta una nazione prostrata dalla guerra. Quella storia era probabilmente troppo grande per affievolirsi  banalmente ricoperta dalla polvere del tempo che passa e allora  destino ha scelto  di renderla  indimenticabile ed eterna trasformando mille trionfi in una tragedia finale.

Certo il destino ha fatto di tutto per costruire un finale epico nella sua drammaticità sia nella scelta del sito dove consumare la tragedia e il colle dove sorge la Basilica di Superga era il teatro ideale in quanto da lì si domina la città sede delle imprese di quegli Invincibili, sia nella scelta del modo perché tutti dovevano dissolversi insieme e anche del momento e cioè  durante il ritorno da un viaggio con forti connotazioni celebrative per una squadra che il mondo, non ancora posseduto dalle televisioni e da internet, comunque aveva imparato ad amare. Sono trascorsi tanti anni, forse troppi, da quei fasti e il Torino FC  ha attraversato difficoltà inenarrabili  dalle quali comunque ha sempre saputo risollevarsi.

Personaggi incredibili hanno attraversato la strada di questa società mitica e vorrei ricordare presidenti fantastici come Orfeo Pianelli, il più grande, o allenatori fondamentali come i Giagnoni, i Radice o i Mondonico. Che dire poi degli atleti che hanno legato la loro carriera a questi colori rendendo onore alla sua storia come Ferrini, Claudio Sala e Pulici senza dimenticare campioni come Rosato, Zaccarelli, Graziani e Junior. Gigi Meroni  meriterebbe un capitolo a parte. Recentemente ho visitato il nuovo stadio dell’Arsenal a Londra e attraversando il viale che porta all’ingresso principale ho ammirato le sculture raffiguranti le glorie del passato dei Gunners. Sarebbe magnifico se nell’area antistante il nuovo erigendo Filadelfia venissero poste delle statue glorificanti alcuni di questi campioni che hanno fatto sognare generazioni di tifosi.

Tornando al futuro di questa società a tutti ormai è chiaro che è giunto il momento di svoltare, di dare cioè una rinfrescata alla sua storia aggiungendo nuovi successi  al suo curriculum. Lassù nelle intenzioni di chi deve programmare  le strategie societarie future (semplicemente nella testa di Cairo) deve scattare qualcosa che coniughi l’ambizione e l’orgoglio, ingredienti necessari per ogni successo. Se Ventura farà ancora parte di questo progetto deve assolutamente rinnovarsi anche lui. Il rinnovamento dei componenti della squadra deve iniziare senza dubbio da un innalzamento del livello tecnico. Non è sufficiente la fisicità per competere in una fascia superiore a quella in cui attualmente si trova il Toro.

L’esempio del Leicester in Inghilterra deve guidare le scelte del Presidente e di riflesso di Petrachi. La squadra di Ranieri è composta da giocatori grintosi e muscolari   e in questo senso i vari Uth e Morgan piuttosto che Fuchs  o Simpson non hanno niente di più dei pilastri difensivi granata e Belotti e Immobile, se quest’ultimo dovesse restare,  competono benissimo con gli avanti dei blu ma sono le geometrie e la visione di gioco di Drinkwater  più  l’estro devastante di Marhez a fare la differenza oltre alla corsa unita ad una discreta  tecnica di Kante. Caro Petrachi  Marhez fino al gennaio del 2014 giocava nella serie B francese con il Le Havre.   Considerando la riconosciuta bravura del dirigente granata e confidando in un po’ di fortuna  perché non provare un colpo simile dimenticando la delusione di Sanchez Mino?


Fulvio Moneta
 
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