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LA RASSEGNA STAMPA DEL 10 MAGGIO 2010







LEGGO

Blinda la porta. Ma riapre la bocca. E giura amore al Torino. Sereni superstar torna a parlare dopo più di un anno, a parte l’intervento dello scorso novembre, il giorno della presentazione di Beretta, quando smentì le voci di un duro scontro con il segretario Ienca alla vigilia del naufragio contro il Crotone. Altri tempi, altro Sereni. Tyson è tornato a ruggire e a mostrare i muscoli: ma solo agli avversari. Con il popolo granata sono solo carezze, dopo incomprensioni e battibecchi con alcuni tifosi al rientro dalla rovinosa trasferta di Trieste. «La situazione che si era creata pesava a tutti - racconta - a volte si esaspera tutto, anche un semplice gesto che può essere di rabbia o frustrazione. E’ passato tanto tempo, ora sono felice, ho riscoperto tanta umanità. I nostri tifosi sono stati splendidi a Modena, come sempre».

La curva dei tremila ha avuto cori soprattutto per lui. E Sereni ha ricambiato con gesti da giaguaro. «Non ho fatto niente di straordinario - sostiene - sul primo gol del Sassuolo, la palla mi è schizzata tra i guanti perché cominciava a piovere, non li avevo ancora cambiati. Il Toro? Finalmente siamo degni di portare questi colori». 35 anni, il contratto in scadenza nel 2011, non ha intenzione di smettere. Petrachi lavora per il prolungamento. «Sarei felicissimo di chiudere la carriera qui», l’assist di Tyson.

LA STAMPA

Questioni di priorità e di impegni, ma il futuro del Toro non aspetta. Se i playoff, la lotta promozione e il patto dello spogliatoio hanno animato i granata nel momento più delicato, allo stesso tempo tiene banco che cosa accadrà alla squadra e soprattutto al suo tecnico. Sono ben 13 i giocatori in prestito sui 27 della rosa, ma in attesa di capire chi può restare e chi andrà via sicuramente ci sarà da risolvere la questione dell'allenatore. Stefano Colantuono ormai ha capito che difficilmente nella prossima stagione guiderà ancora il Torino. Non tanto perché non ha un contratto certo per il 2010/2011, l'opzione granata scatterebbe automaticamente solo in caso di promozione, ma per la scelta della società di puntare su un altro tecnico e sulla stessa volontà di Colantuono di cercare migliori fortune lontano dalla Mole. Tra gli addetti ai lavori ormai si dà per certo che il tecnico romano la prossima stagione allenerà l'Atalanta, freschissima di retrocessione. Un ritorno al passato, visto che Colantuono portò proprio i nerazzurri in serie A nel 2005/2006 e mantenne la categoria con un'ottima stagione. Incomprensioni con i dirigenti bergamaschi (Ruggeri senior in primis) determinarono la rottura nell'estate 2007 e il passaggio al Palermo, ma adesso il rapporto è stato ricucito e così per Colantuono si sono spalancate le porte per una seconda esperienza, ripartendo dalla serie B. L'altra opzione portava all'Hellas Verona, ma la mancata promozione diretta complica i piani nonostante le forti pressioni di Foschi, indicato come futuro diesse dei gialloblù.

In ogni caso le strade di Colantuono e di Cairo si separeranno a fine stagione. Il tecnico ha patito il logoramento di una stagione complicata, ma la separazione sta maturando in maniera consensuale. Se il Toro non dovesse farcela ad andare in serie A, il rapporto si interromperebbe subito. In caso contrario, invece, Cairo dovrà garantire una buona uscita. Curiosamente un premio promozione dovrà essere versato anche a favore di Mario Beretta, preso ed esonerato nel giro di 40 giorni, ma per Cairo sarà un atto compensato dalla gioia del ritorno nel massimo campionato (soldi dei diritti tv compresi). Il Toro, comunque, non è impreparato ad un addio e tiene calde due ipotesi: Franco Lerda (ex granata e allenatore del Crotone in corsa per i playoff) se si restasse tra i cadetti; Massimiliano Allegri (seguito anche dalla Fiorentina) in caso di promozione. Sabato l'ex cagliaritano era a Modena in tribuna: per salutare i vecchi amici del Sassuolo o per conoscere meglio i granata?

Solo il tempo lo stabilirà, anche non ci sono grandi margini di manovra e nella testa dei granata c'è solo la lotta per tornare in serie A. Mancano 270 minuti al termine del campionato e la volontà del gruppo è di arrivare a 70 punti per poi fare i conti. Difficile centrare la promozione diretta, più facile arrivare al quarto o terzo posto: questo è l'obiettivo da cui ripartiranno Bianchi e compagni oggi pomeriggio alla Sisport in vista della sfida di sabato all'Olimpico contro il Vicenza.

Tutte le forze sono rivolte al rush finale, anche se il lavoro per Gianluca Petrachi non mancherà per costruire il futuro imminente. La categoria sarà ovviamente determinante, ma il diesse artefice della «rivoluzione dei peones» ha già pronto un piano di lavoro, anche perché lui è uno dei pochi sicuri avendo già rinnovato col presidente Cairo il proprio contratto fino a giugno 2012.
CORRIERE DELLO SPORT

«Il mondo ci osserva, dobbiamo dimostrare di essere professionisti seri e impegnarci nel massimo della correttezza e dello spirito sportivo punto e basta, onorando la maglia». Così il presidente del Siena Massimo Mezzaroma, intervenuto telefonicamente durante la trasmissione 'Qui Studio a Voi Stadio' su Telelombardia, anticipando in esclusiva il discorso che farà alla squadra prima della gara contro l'Inter. «Ci vorrà una prestazione di cuore e sangue per dimostrare di essere seri - ha detto Mezzaroma - La stampa che si è scagliata contro la Lazio mi ha fatto pensare al dolore per il presidente della Lazio i cui investimenti sono stati messi in cattiva luce dalla prestazione dei giocatori. Io spero di entrare nella storia riportando il Siena in serie A». Lei ha nel cuore la Roma, potrà influire? «Se giocassi io sì. Scherzi a parte la mia è una passione giovanile, poi sono romano e c'è un po' di orgoglio nel vedere la squadra della mia città lottare per il titolo. Basta però parlare di premi, gli ingaggi dei giocatori sono già elevati. Il premio salvezza invece è un'altra cosa».

LA GAZZETTA DELLO SPORT

"King Carlo more than Special". E se lo scrivono i tifosi di Stamford Bridge, che di José Mourinho sono stati e sempre saranno innamorati, qualcosa vorrà pur dire. Carlo Ancelotti trionfa nel campionato inglese: fa centro al primo tentativo, è lui a interrompere il regno del Manchester Utd dopo tre anni di feste in maglia rossa. Il Chelsea vince il campionato inglese per la quarta volta nella sua storia e si regala una domanica di gala, di quelle che allargano il sorriso anche a Roman Abramovich in tribuna: 8-0 al Wigan nell'ultima giornata di Premier League, una goleada che rende inutile il contemporaneo 4-0 del Man Utd sullo Stoke City.

carlo e mou — L'ultimo allenatore a condurre i Blues al titolo di campioni d'Inghilterra era stato Mourinho, che nel 2006 conquistò la sua seconda Premiership. Fare confronti tra Ancelotti e Mou avrebbe poco senso: se è vero che, in questa stagione, è stato proprio il portoghese a infliggere al collega italiano la sconfitta più cocente, vanno sottolineati con uguale rilievo i meriti di Ancelotti nella gestione di un gruppo che attraversava un momento di difficoltà. Dopo l'uscita di scena in Champions, il Chelsea pareggiò a Blackburn e subì il sorpasso del Manchester Utd in campionato. Nel periodo più difficile della sua avventura londinese, l'ex tecnico del Milan ha saputo infondere fiducia alla squadra, scossa anche dai guai personali di capitan Terry. Fino a completare la rimonta proprio nell'occasione più importante, con un 2-1 all'Old Trafford che, a conti fatti, è valso il titolo. Un match, quello senza Rooney e viziato da una rete in fuorigioco di Drogba, ma vinto comunque dai Blues in modo assolutamente meritato.




LA REPUBBLICA

Finisce pari e patta al 'Renzo Barbera' ed è il risultato più giusto: Palermo e Sampdoria offrono una prestazione gagliarda, non manca mai lo spettacolo anche quando non si verificano azioni da rete. Il pareggio sicuramente fa più comodo ai blucerchiati, che mantengono due punti di vantaggio nella volata Champions e potranno giocarsi il match point tra le mura amiche, contro il Napoli. I rosanero, dal canto loro, dovranno tifare contro e fare bottino pieno in casa dell'Atalanta neoretrocessa.

BEL GIOCO MA POCHI TIRI - Le due squadre scendono in campo per vincere, di fronte ad un pubblico meraviglioso per calore ed apporto scenografico: fanno la loro parte anche i supporter blucerchiati, intorno alle duemila unità. Un solo tiro in porta nel primo tempo, ed è un cross sbagliato di Cassano. Si vedono di più gli uomini di Delio Rossi, costretti dal ritardo in classifica a fare la partita. La gara scorre via gradevolmente, anche perché le due squadre fanno bel gioco e provano sempre a superarsi a vicenda.

BOTTA E RISPOSTA DAL DISCHETTO - Nella ripresa i padroni di casa partono a testa bassa ma, al primo capovolgimento di fronte, Mannini costringe Sirigu al fallo da rigore: Pazzini non sbaglia, e la Samp per venti minuti è in Champions League. Cassano avrebbe la palla buona per chiudere il conto in contropiede ma Sirigu si fa perdonare respingendo il suo pallonetto, prima che Miccoli si procuri e trasformi il penalty che vale il pareggio. I rosanero sembrano poter far loro la partita ma soffrono per l'infortunio di Miccoli (uscirà pochi minuti dopo il penalty per un infortunio muscolare).


BUDAN SCIUPA CLAMOROSAMENTE - Il finale è al cardiopalma, con occasioni da una parte e dall'altra: la Samp può appellarsi alla sfortuna sulle chances capitate a Guberti e Palombo, ma è Igor Budan a mangiarsi le mani. Il croato, infatti, ha il pallone del sorpasso sulla testa ma non riesce a spedirlo nella porta vuota sul tiro di Pastore ribattuto da Storari. Il risultato non cambia più, restano novanta minuti da giocare: per una delle due contendenti, tra sette giorni il sogno sarà realtà.

TUTTOSPORT

Il tecnico del Torino, Stefano Colantuono, è decisamente soddisfatto per la vittoria sul Sassuolo, ma vuole subito archiviare questo successo per concentrarsi sull'obiettivo promozione: «Adesso dobbiamo dimenticarci in fretta di questa vittoria e continuare a volare bassi - afferma il mister granata- E’ stata una vittoria incredibile, e stupenda. Sono estremamente soddisfatto di come la partita sia stata interpretata e di come la squadra abbia reagito alle numerose difficoltà, perché giocare in casa del Sassuolo non era affatto semplice». «Volevo ringraziare tantissimo tutti i miei giocatori -conclude Colantuono- e i tifosi. Sono stati fenomenali entrambi».

CORRIERE DELLA SERA

Lo scudetto sarà assegnato all'ultima giornata di campionato. Le due squadre in corsa Inter e Roma hanno vinto le rispettive sfide, rimanendo a due lunghezze di distanza. L'Inter si è imposta 4-3 a San Siro sul Chievo, mentre la Roma ha battuto a fatica il Cagliari all'Olimpico per 2-1. I nerazzurri salgono così a 79 punti, mentre i giallorossi inseguono a 77. Il titolo si deciderà negli ultimi 90' minuti nelle sfide tra Siena-Inter e Chievo-Roma.

ROMA-CAGLIARI 2-1 - Grande prova di carattere dei giallorossi, che con Francesco Totti (doppietta per il capitano tra il 34' e il 38' della ripresa) ribaltano il gol realizzato da Lazzari e «costringono» l'Inter a non mollare la presa. Alla rete di Lazzari ha risposto Totti, che ha reagito sul campo a una settimana infuocata anzi alla fine ha festeggiato in campo con i figli. Olimpico tutto stretto attorno al suo numero 10: risposta annunciata e calorosa alle polemiche seguite al calcione rifilato a Balotelli durante la finale di Coppa Italia. Proprio Totti, accolto da cori e striscioni, è il protagonista della prima azione giallorossa: clamoroso il palo a Marchetti battuto. Ranieri, vista l'assenza di Vucinic, schiera Menez alle spalle del duo Totti-Toni; Motta (che colpirà un legno al 45') dal 1' per lo squalificato Cassetti. Tutto dietro la linea del pallone, il Cagliari di Melis (tre partite e tre pareggi sin qui), viene probabilmente graziato da Bergonzi per un doppio tocco di mano di Canini in area. La Roma segna anche ma Perrotta è pescato in evidente fuorigioco. Marchetti (problemi fisici) lascia il posto a Lupatelli in avvio di ripresa: sembra che la Roma non ne abbia più, e invece con il passare dei minuti inizia a macinare occasioni su occasioni, trovando nel portiere (grande ex) un ostacolo quasi invalicabile. Ci provano Totti, De Rossi, Menez: Lupatelli non fa passare nessuno, e anzi nel frattempo è il Cagliari a creare i presupposti del gol, fallendolo clamorosamente però con Jeda. La Roma spinge, colpisce un'altra traversa con Riise (deviazione di Totti) ma al 28' ecco la doccia fredda per la Roma: gran punizione di Lazzari e niente da fare per Julio Sergio, Cagliari in vantaggio. A Milano cominciano a preparare la festa nonostante il Chievo non molli, ma la Roma non si dà per persa e, complici gli ingressi di Cerci e Baptista, si rituffa generosamente in avanti. Lupatelli dice ancora no a Totti, che sbaglia un pallonetto da due passi prima di indovinare, in diagonale, il gol dell'1-1. È il 34', il Cagliari in contropiede avrebbe anche un paio di occasioni niente male ma le spreca con Matri e Nenè, mentre sul fronte opposto Biondini si oppone con la mano in area al cross di Riise. Per Bergonzi è rigore e Totti non lo sbaglia. Il Cagliari alza bandiera bianca e la Roma governa il vantaggio. Dopo la partita Ranieri ai microfoni di Sky Sport invita a «parlare poco e rispettare il prossimo». Poi aggiunge: «Che film metto per la prossima partita? Paperino... Forse le informazioni che gli arrivano non sono esatte. Io non ci resto male, sono abituato a rispettare sempre tutti, qualcun altro forse no. Poi mi sembra che facciamo come due galletti che si vogliono beccare, lui è un grande tecnico e grande motivatore e lì mi fermo. Perché dovete gettare benzina sul fuoco?». Ranieri poi veste gli inattesi panni di «difensore» del collega portoghese: «Riguardo al discorso di Siena, Mou ha detto una cosa e voi ne avete detta un'altra, gli avete cambiato le parole di bocca - afferma -. Questo non si fa. Mou ha fatto una battuta, voi ne avete fatta un'altra e questo non si fa. È stato deferito? Benissimo, però non sono state riportate correttamente le sue parole. E ora però non fatemi difendere Mourinho...».

INTER-CHIEVO 4-3 - L'Inter accarezza il sogno di vincere lo scudetto con una gara d'anticipo, ma la vittoria della Roma rinvia tutto di 7 giorni. I nerazzurri partono forte: nei primi minuti va alla conclusione con Stankovic e Thiago Motta, ma al 13' è il Chievo ad andare in vantaggio, con un autogol di Thiago Motta sugli sviluppi di un calcio di punizione dalla trequarti. L'Inter si lancia subito in avanti e al primo assalto pareggiano, ancora con un autorete: è Mantovani a deviare nella propria porta un cross teso di Eto'o, che era stato abile a liberarsi in palleggio di due avversari. Dopo le due autoreti in sessanta secondi, la gara perde un po' d'intensità, con l'Inter che non riesce ad accelerare e il Chievo che si difende con ordine. Al 34' però i nerazzurri vanno in vantaggio, con Cambiasso che al volo di sinistro calcia in rete un pallone crossato da Maicon. Cinque minuti mette la sua firma sulla partita anche Milito, che con un delizioso pallonetto dal limite dell'area mette a segno il 3-1. Al 7' della ripresa Balotelli segna la quarta rete interista, sfruttando un assist in profondita di un Maicon molto ispirato. Il Chievo accorcia le distanze al quarto d'ora con Granoche che devia in gol un tiro dalla distanza di Marcolini. L'Inter a questo punto gioca con un orecchio alle radioline, in attesa delle notizie di Roma-Cagliari. Al 28' arriva il vantaggio dei sardi all'Olimpico, salutato dal boato dei tifosi nerazzurri, che però due minuti dopo assistono al gol di Pellissier, che sorprende i centrali dell'Inter e segna il terzo gol del Chievo, che riapre clamorosamente i giochi. I padroni di casa tornano a premere sull'acceleratore, sfiorano il quinto gol con Milito, e intanto la Roma pareggia e poi passa in vantaggio, tenendo aperto il discorso scudetto. Negli spogliatoi continua il silenzio stampa di Josè Mourinho. Passando dalla zona mista, l'allenatore portoghese alla domanda di alcuni cronisti su quando tornerà a parlare, ha risposto in maniera secca: «Mai!».




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