LA GAZZETTA DELLO SPORT
Non solo politica ed economia nel vertice di ieri sera tra
Silvio Berlusconi e il leader della Lega Umberto Bossi. Nel corso
dell'incontro, presenti anche i ministri Calderoli e Tremonti, il
premier si è soffermato sulle ultime vicende del Milan: "È la squadra
che amo e perciò sono il primo tifoso. Però io quest'anno, nonostante i
tanti infortuni, se avessi fatto l'allenatore avrei vinto lo scudetto
con 5-6 punti di distacco...".
giocatore —
Alla cena, tenutasi a Palazzo Grazioli, c'era anche un esponente del
Carroccio di Busto Arsizio. "Da giovane ho giocato nella squadra della
tua città", ha confidato il Cavaliere secondo quanto viene riferito.
LA STAMPA
Troppo facile chiamarli «piano A» e «piano B», perché proprio la
promozione indirizzerà gli obiettivi e le economie del Toro, ma per
Gianluca Petrachi non ci sono alternative a livello di strategie e di
comunicazione. «Le idee le ho già chiarissime - spiega il direttore
sportivo granata - e non sono stato con le mani in mano in questi mesi.
Il futuro non lo posso ancora dire, ma è già stato pianificato per
qualsiasi soluzione e tutti devono essere sereni, coesi e positivi».
Niente improvvisazione, dunque, e un dirigente che ha la piena fiducia
di Cairo per agire sia in caso di serie A che di permanenza tra i
cadetti. «Se sono qua è perché c'è un progetto e il presidente ha
sposato le mie idee - aggiunge -: in più il patron non ha tirato i remi
in barca e ha le forze per ricapitalizzare anche in caso di un altro
campionato in serie B. La società non è allo sbando e il Toro andrà
avanti in qualunque situazione». Non a caso il contratto di Petrachi è
già stato rinnovato (fino a giugno 2012) e ieri è stato annunciata la
conferma del team manager Ferri anche per la prossima stagione. Piccoli
tasselli che dovranno essere incastrati in un puzzle molto più precario e
difficile da decifrare a livello di squadra e allenatore. La
«rivoluzione di gennaio» ha determinato un Toro con soli 10 giocatori di
proprietà in rosa e ben 17 in bilico tra prestiti o comproprietà,
mentre attualmente fuori dal Toro ci sono 12 calciatori che hanno il
cartellino di color granata.
Il precariato granata è ampio e
variegato. C'è chi è in prestito secco, Genevier dal Siena, e chi ha
bassissimi riscatti per continuare: Pestrin costerebbe solo 100 mila
euro, mentre Pià vale 250 mila euro e Antonelli 200 mila. Poi ci sono le
comproprietà da discutere (D'Ambrosio, Gorobsov, Arma e Salgado), i
prestiti «liberi» da valutare (Coppola o Loria) o bocciare (Leon).
Curiosamente è il centrocampo il reparto più precario (nove elementi su
dieci, si salva solo Belingheri), mentre i portieri hanno tutti un
contratto. Tra i dieci granata al 100% ci sono talenti come Bianchi e
Ogbonna, mentre fuori dal Toro c'è una squadra che aspetta notizie.
Alcuni sono considerati «indesiderati» come Di Michele, Diana o Colombo,
altri avranno un futuro lontano da Torino (Dzemaili al Parma e Malonga
al Cesena) ed incerti restano Bottone (campione di Romania col Cluji),
Abbruscato (al Chievo), Loviso (al Lecce, ma in comproprietà col
Livorno) e Pratali (ex Siena, terza retrocessione in tre anni).
«Valuterò tutti a 360° - anticipa Petrachi - ma sono fortunato ad avere
giocatori e dipendenti a scadenza di contratto».
LEGGO
Toro precario, il Petrachi style
funziona. E continuerà anche in futuro. Parola di direttore sportivo.
«Adesso pensiamo solo ai play off - ammonisce il
manager ex Pisa, che
Cairo a dicembre ha tolto dall’anonimato - poi affronteremo la
programmazione che abbiamo in testa. Vedrete, nessuno rimarrà deluso,
quello che ho detto l’ho sempre mantenuto. In questo, serie A o B non fa
differenza: ho le idee chiare per tutte e due le eventualità. Se sono
rimasto è perchè Cairo ha sposato la mia linea»
Sfrontato, audace,
innovativo: di sicuro impatto. Ma al Toro negli ultimi anni se ne sono
viste troppe per dare carta bianca all’ultimo arrivato, anche se il suo
ingaggio ha permesso la rivoluzione di gennaio e la conquista dei play
off da parte di un gruppo che alla fine del girone d’andata era più
vicino alla lega Pro che alla zona promozione.
Petrachi prova a
trascinare con sè anche i tifosi, dopo aver fatto lo stesso con il
Torino. Ora è lui l’unica certezza granata, e non solo perchè in un club
in scadenza è l’unico ad aver ottenuto il rinnovo del contratto a
campionato in corso: con Cairo non era mai accaduto. «Non voglio
suscitare tenerezza, ma essere convincente - dice con calma, la virtù
dei forti - il Toro è vivo, ha dato segnali importanti. E e ce ne
saranno altri. Non è un vascello in balia dell’oceano: sa da dove è
partito e dove vuole arrivare. Andranno via in molti? Altri arriveranno.
C’è la coda per venire a lavorare qui. Ma questo Toro, in ogni caso,
non cambierà totalmente pelle. I tifosi stiano sereni. Ho tutto sotto
controllo. Il passato non mi condizionerà. Io provo a fare il mio
lavoro, a migliorare le strutture. E non porto miei uomini nel club, non
ne ho. Sono un cane sciolto, non devo ringraziare nessuno».
Per
ultimo, dà il benservito a Stesina, il responsabile del settore
sanitario: «Se va alla Juve, gli faccio i migliori auguri. Non è mica
Maradona. Arriverà un altro medico. Non ci saranno problemi». Sotto con i
play off: «Tutti uniti, compatti, senza paura. Ce li giocheremo alla
grande. Sicuro».
LA REPUBBLICA
Il suo agente Mino Raiola nega
categoricamente, ma la stampa catalana è sicura: Zlatan Ibrahimovic
vuole lasciare il Barcellona. Troppa concorrenza in attacco, e
questo non gli garantirebbe un posto da titolare. Ora l'attaccante
svedese è in vacanza a Malmoe con la famiglia, e starebbe valutando
l'ipotesi di andarsene. Lo riporta il "Mundo Deportivo, secondo cui
sarebbe lo stesso Raiola a premere per l'addio anticipato. "Sono
stanco di ripetere che non se ne andrà", ha detto ieri seccato
dell'insistenza della stampa. E si domanda: "Perchè un giocatore
acquistato per 70 milioni di euro e che ha segnato 21 gol dovrebbe
andarsene? Laporta e Beguiristain hanno detto che non è in vendita
e che sono contenti di lui". Ma anche il quotidiano "As", più
vicino al Real Madrid, conferma che coach Guardiola starebbe
considerando l'ipotesi di Ibrahimovic e il difensore ucraino Dmytro
Chygrynskiy, acquistato dallo Shaktar Donetsk per 25 milioni di
euro. E il Mundo Deportivo incalza: il procuratore di Ibra è già in
cerca di un nuovo club. Dopo una stagione non esaltante tra le fila
del Barcellona, lo svedese potrebbe anche tornare a Milano. Non
all'Inter, però: giorni fa il nome dell'attaccante è stato infatti
accostato a quello del Milan. Nel frattempo, il club spagnolo è già
attivo anche nel mercato in entrata: dopo l'acquisto di Villa si
sta già lavorando per Cesc Fabregas, capitano dell'Arsenal. Secondo
l'altro quotidiano catalano "Sport", nel mirino ci sarebbe anche
l'uruguaiano Gonzalo Castro, attaccante di un Maiorca oggi
costretto a fare cassa per rimediare a una profonda crisi
economica.
SAMPDORIA E FIORENTINA VOGLIONO CAREW - E potrebbe
tornare in Italia anche l'attaccante norvegese John Carew. Sono due
le società di serie A (Sampdoria e Fiorentina) che hanno messo gli
occhi sul giocatore dell'Aston Villa, anche se risulta ancora
legato al club inglese da un altro anno di contratto. Ma non è da
escludere che Carew possa finire sul mercato, nonostante sia amato
dai tifosi e abbia segnato 52 gol in tre stagioni. Robbie Keane e
Bobby Zamora sono i due possibili obiettivi dell'Aston Villa, e per
il loro acquisto potrebbe essere messa in discussione la permanenza
in società dell'ex attaccante della Roma.
IL BENFICA SU HUNTELAAR - L'attaccante del Milan
Klaas-Jan Huntelaar è finito nel mirino del Benfica. A confermarlo
è stato proprio il tecnico del club di Lisbona, Jorge Jesus: "E'
uno dei nomi della lista", ha detto ai microfoni della tv
portoghese RTPN.
IL REAL MADRID PUNTA SU COLE ED ESSIEN - E con un
José Mourinho sempre più vicino alla sua panchina, il Real Madrid
potrebbe cominciare a fare cassa mettendo le mani sulla rosa e
assecondando le richieste del portoghese. Il primo a partire
potrebbe essere Rafael van der Vaart, nel mirino del Manchester
United. Secondo il quotidiano inglese "Daily Mirror", per il
trequartista olandese ci sarebbe un'offerta pronta di 23,3 milioni
di euro. Gli obiettivi del Real? Ashley Cole e Michael Essien,
rispettivamente terzino sinistro e centrocampista del Chelsea di
Carlo Ancelotti. Un affare, secondo il tabloid britannico "Daily
Express", da 58 milioni di euro.
CORRIERE DELLA SERA
Manuel Pellegrini non è più l'allenatore del Real Madrid, al suo posto
arriva Josè Mourinho. Lo ha annunciato il presidente merengue,
Florentino Perez, nel corso di una conferenza stampa. Il club volta
pagina, insomma. La decisione, che era nell'aria da parecchi giorni,
arriva al termine di una stagione fallimentare. Il Real era stato
costruito per vincere tutto, ma gli acquisti di Kakà e Cristiano Ronaldo
(giusto per citare i due investimenti più ingenti di Perez) non sono
bastati a interrompere lo strapotere del Barça nella Liga e a vincere la
Champions League. Un'annata conclusa con «zeru tituli», per citare lo
"Special One". E per riportare il club al vertice del calcio mondiale,
Perez ha scelto proprio Mourinho.
SU MORATTI - Prima di
chiudere l’incontro con la stampa, durato circa venti minuti, Perez ha
risposto in maniera evasiva ad una domanda su un possibile imminente con
il presidente dell’Inter, Massimo Moratti: «Se sono qui, non posso
parlare con lui».
CORRIERE DELLO SPORT
Non poteva mancare di certo Belen. Dall’Isola dei famosi in poi per lei
ci sono state copertine, pubblicità, spot, sfilate e tanta gloria. La
soubrette argentina, tornata di recente in tv come conduttrice, dice la
sua sull’allenatore del momento, l’osannato e bistrattato (dagli
invidiosi) Josè
Mourinho.
«
E’ un figo mondiale, mi fa impazzire, si vede che è latino. Uno che
è così sicuro di sé sa usare perfettamente anche il proprio corpo»,
confessa sulle pagine del settimanale 'Chi' che sarà in edicola da
domani. E, a proposito di corpi che parlano e di belli del pallone,
Belen si esprime anche sul suo ex, Marco Borriello: «
Quando l'ho
conosciuto non era famoso. Avevo 19 anni e lui 22, faceva la riserva
nella Reggina. Quando l'ho visto, mi sono detta: 'Ma chi è questa opera
d'arte?'. Era un figo pazzesco, ci siamo innamorati follemente».
TUTTOSPORT
Primo, non prenderle: un adagio che, specialmente
nell’universo pallonaro, non passa mai di moda. In particolare si
trasforma in comandamento quando ci si gioca tutto in un doppio scontro
diretto, a maggior ragione quando non puoi contare sul fattore campo
dovendo fare i conti con una classifica peggiore rispetto a quella delle
avversarie. Il Torino si troverà tra una settimana in questa
situazione: a giocarsi l’andata della semifinale playoff quasi
certamente in casa, con l’obiettivo ( che diventa una necessità) di
vincere, magari segnando più reti possibili. E possibilmente, appunto,
non prendendone, in modo da affrontare con maggiore serenità il ritorno
in trasferta. L’operazione, già di complicata riuscita, diventa ancora
più difficile dovendo fare i conti con le notizie che arrivano
dall’infermeria. Tutti i reparti sono incerottati, ma uno preoccupa
più degli altri: la difesa.
DOPO IL 2 GIUGNO - L’ultimo ko, in ordine di tempo, è quello che
riguarda Ogbonna. Il Torino, a conti fatti, può tirare un sospiro di
sollievo perché la stagione del centrale non è ancora finita. E questo
è già un punto di partenza: lo spettro dello stiramento è scongiurato
dall’ecografia effettuata ieri, dato che l’azzurrino ha riportato,
secondo referto medico ufficiale da comunicazione sul sito del club,
«una elongazione del bicipite femorale sinistro » . In sostanza, uno
stop di una decina di giorni dopo aver sentito tirare la gamba
domenica a Mantova: il che significa da una parte pericolo scampato,
ma dall’altra rappresenta una tegola. Perché Ogbonna quasi certamente (
a meno di un auspicabile recupero lampo) salterà la sfida del 2
giugno, quella sulla carta più delicata perché da vincere a ogni costo:
e poi il difensore dovrebbe rientrare, ma bisognerà valutare in quali
condizioni, anche perché forzare il recupero potrebbe rivelarsi un’arma a
doppio taglio. Un vero peccato, dal momento che Ogbonna, specialmente
nelle ultime settimane, ha dimostrato di essere il centrale più
affidabile, oltre che più talentuoso della squadra ( tanto da attirare
emissari di club inglesi in tribuna all’Olimpico in svariate
occasioni): senza l’Angelo granata sarà più difficile.
COME A PISA - Ad aggravare la situazione del reparto arretrato
sono le condizioni di altri uomini chiave. Uno su tutti: Sereni. Il
portierone, che si è procurato una lesione al retto femorale sinistro
contro il Vicenza, continua la sua riabilitazione lavorando alla
Sisport e sottoponendosi a cure: la speranza di Colantuono così come
dei tifosi è che Matteo possa bruciare i tempi di recupero e magari
riuscire a rientrare per la finale dei playoff, sempre che i suoi
compagni riescano a regalargliela ( e pure a regalarsela). Un altro
giocatore in lotta contro il tempo per tornare è Garofalo: il terzino è
un cardine del Torino e la sua assenza prolungata sta costringendo
Rubin ( peraltro diffidato e a rischio squalifica) a fare gli
straordinari. La società sta cercando in tutti i modi di rimetterlo in
sesto dopo i problemi muscolari e la ricaduta. La metodologia di
Petrachi è la stessa dei tempi del Pisa, come quando fece curare
Zoppetti con eccellenti risultati: Garofalo è prima andato a Lecce per
lasciarsi “ manipolare” dal fisioterapista Massimiliano Greco e adesso è
a Giulianova per lavorare sul definitivo rientro in piena forma e di
conseguenza in squadra.
ARMA IN RECUPERO - Qualcuno, in difesa, avrebbe estremo bisogno
di riposare o quantomeno di essere gestito. Si tratta di D’Ambrosio,
che domenica è uscito dal campo per crampi sotto il sole di Mantova.
Per evitare guai, anche il terzino andrebbe amministrato con estrema
attenzione. Qualche piccola notizia positiva però c’è e riguarda
l’attacco. Nell’allenamento di ieri (con i titolari a svolgere una
seduta defaticante, a eccezione di Antonelli e dello squalificato
Pestrin) si sono rivisti Arma e Salgado. E hanno dato segni di ripresa,
in particolare il marocchino che ha lavorato con il gruppo. Il cileno
invece, dopo una prima parte con il resto dei compagni, si è
esercitato da solo con la palla, però sembra in graduale recupero.