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LA RASSEGNA STAMPA DEL 27 MAGGIO 2010







LA GAZZETTA DELLO SPORT

Non solo politica ed economia nel vertice di ieri sera tra Silvio Berlusconi e il leader della Lega Umberto Bossi. Nel corso dell'incontro, presenti anche i ministri Calderoli e Tremonti, il premier si è soffermato sulle ultime vicende del Milan: "È la squadra che amo e perciò sono il primo tifoso. Però io quest'anno, nonostante i tanti infortuni, se avessi fatto l'allenatore avrei vinto lo scudetto con 5-6 punti di distacco...".

giocatore — Alla cena, tenutasi a Palazzo Grazioli, c'era anche un esponente del Carroccio di Busto Arsizio. "Da giovane ho giocato nella squadra della tua città", ha confidato il Cavaliere secondo quanto viene riferito.


LA STAMPA

Troppo facile chiamarli «piano A» e «piano B», perché proprio la promozione indirizzerà gli obiettivi e le economie del Toro, ma per Gianluca Petrachi non ci sono alternative a livello di strategie e di comunicazione. «Le idee le ho già chiarissime - spiega il direttore sportivo granata - e non sono stato con le mani in mano in questi mesi. Il futuro non lo posso ancora dire, ma è già stato pianificato per qualsiasi soluzione e tutti devono essere sereni, coesi e positivi». Niente improvvisazione, dunque, e un dirigente che ha la piena fiducia di Cairo per agire sia in caso di serie A che di permanenza tra i cadetti. «Se sono qua è perché c'è un progetto e il presidente ha sposato le mie idee - aggiunge -: in più il patron non ha tirato i remi in barca e ha le forze per ricapitalizzare anche in caso di un altro campionato in serie B. La società non è allo sbando e il Toro andrà avanti in qualunque situazione». Non a caso il contratto di Petrachi è già stato rinnovato (fino a giugno 2012) e ieri è stato annunciata la conferma del team manager Ferri anche per la prossima stagione. Piccoli tasselli che dovranno essere incastrati in un puzzle molto più precario e difficile da decifrare a livello di squadra e allenatore. La «rivoluzione di gennaio» ha determinato un Toro con soli 10 giocatori di proprietà in rosa e ben 17 in bilico tra prestiti o comproprietà, mentre attualmente fuori dal Toro ci sono 12 calciatori che hanno il cartellino di color granata.

Il precariato granata è ampio e variegato. C'è chi è in prestito secco, Genevier dal Siena, e chi ha bassissimi riscatti per continuare: Pestrin costerebbe solo 100 mila euro, mentre Pià vale 250 mila euro e Antonelli 200 mila. Poi ci sono le comproprietà da discutere (D'Ambrosio, Gorobsov, Arma e Salgado), i prestiti «liberi» da valutare (Coppola o Loria) o bocciare (Leon). Curiosamente è il centrocampo il reparto più precario (nove elementi su dieci, si salva solo Belingheri), mentre i portieri hanno tutti un contratto. Tra i dieci granata al 100% ci sono talenti come Bianchi e Ogbonna, mentre fuori dal Toro c'è una squadra che aspetta notizie. Alcuni sono considerati «indesiderati» come Di Michele, Diana o Colombo, altri avranno un futuro lontano da Torino (Dzemaili al Parma e Malonga al Cesena) ed incerti restano Bottone (campione di Romania col Cluji), Abbruscato (al Chievo), Loviso (al Lecce, ma in comproprietà col Livorno) e Pratali (ex Siena, terza retrocessione in tre anni). «Valuterò tutti a 360° - anticipa Petrachi - ma sono fortunato ad avere giocatori e dipendenti a scadenza di contratto».

LEGGO

Toro precario, il Petrachi style funziona. E continuerà anche in futuro. Parola di direttore sportivo. «Adesso pensiamo solo ai play off - ammonisce il
manager ex Pisa, che Cairo a dicembre ha tolto dall’anonimato - poi affronteremo la programmazione che abbiamo in testa. Vedrete, nessuno rimarrà deluso, quello che ho detto l’ho sempre mantenuto. In questo, serie A o B non fa differenza: ho le idee chiare per tutte e due le eventualità. Se sono rimasto è perchè Cairo ha sposato la mia linea»
Sfrontato, audace, innovativo: di sicuro impatto. Ma al Toro negli ultimi anni se ne sono viste troppe per dare carta bianca all’ultimo arrivato, anche se il suo ingaggio ha permesso la rivoluzione di gennaio e la conquista dei play off da parte di un gruppo che alla fine del girone d’andata era più vicino alla lega Pro che alla zona promozione.

Petrachi prova a trascinare con sè anche i tifosi, dopo aver fatto lo stesso con il Torino. Ora è lui l’unica certezza granata, e non solo perchè in un club in scadenza è l’unico ad aver ottenuto il rinnovo del contratto a campionato in corso: con Cairo non era mai accaduto. «Non voglio suscitare tenerezza, ma essere convincente - dice con calma, la virtù dei forti - il Toro è vivo, ha dato segnali importanti. E e ce ne saranno altri. Non è un vascello in balia dell’oceano: sa da dove è partito e dove vuole arrivare. Andranno via in molti? Altri arriveranno. C’è la coda per venire a lavorare qui. Ma questo Toro, in ogni caso, non cambierà totalmente pelle. I tifosi stiano sereni. Ho tutto sotto controllo. Il passato non mi condizionerà. Io provo a fare il mio lavoro, a migliorare le strutture. E non porto miei uomini nel club, non ne ho. Sono un cane sciolto, non devo ringraziare nessuno».
Per ultimo, dà il benservito a Stesina, il responsabile del settore sanitario: «Se va alla Juve, gli faccio i migliori auguri. Non è mica Maradona. Arriverà un altro medico. Non ci saranno problemi». Sotto con i play off: «Tutti uniti, compatti, senza paura. Ce li giocheremo alla grande. Sicuro».

LA REPUBBLICA

Il suo agente Mino Raiola nega categoricamente, ma la stampa catalana è sicura: Zlatan Ibrahimovic vuole lasciare il Barcellona. Troppa concorrenza in attacco, e questo non gli garantirebbe un posto da titolare. Ora l'attaccante svedese è in vacanza a Malmoe con la famiglia, e starebbe valutando l'ipotesi di andarsene. Lo riporta il "Mundo Deportivo, secondo cui sarebbe lo stesso Raiola a premere per l'addio anticipato. "Sono stanco di ripetere che non se ne andrà", ha detto ieri seccato dell'insistenza della stampa. E si domanda: "Perchè un giocatore acquistato per 70 milioni di euro e che ha segnato 21 gol dovrebbe andarsene? Laporta e Beguiristain hanno detto che non è in vendita e che sono contenti di lui". Ma anche il quotidiano "As", più vicino al Real Madrid, conferma che coach Guardiola starebbe considerando l'ipotesi di Ibrahimovic e il difensore ucraino Dmytro Chygrynskiy, acquistato dallo Shaktar Donetsk per 25 milioni di euro. E il Mundo Deportivo incalza: il procuratore di Ibra è già in cerca di un nuovo club. Dopo una stagione non esaltante tra le fila del Barcellona, lo svedese potrebbe anche tornare a Milano. Non all'Inter, però: giorni fa il nome dell'attaccante è stato infatti accostato a quello del Milan. Nel frattempo, il club spagnolo è già attivo anche nel mercato in entrata: dopo l'acquisto di Villa si sta già lavorando per Cesc Fabregas, capitano dell'Arsenal. Secondo l'altro quotidiano catalano "Sport", nel mirino ci sarebbe anche l'uruguaiano Gonzalo Castro, attaccante di un Maiorca oggi costretto a fare cassa per rimediare a una profonda crisi economica.


SAMPDORIA E FIORENTINA VOGLIONO CAREW - E potrebbe tornare in Italia anche l'attaccante norvegese John Carew. Sono due le società di serie A (Sampdoria e Fiorentina) che hanno messo gli occhi sul giocatore dell'Aston Villa, anche se risulta ancora legato al club inglese da un altro anno di contratto. Ma non è da escludere che Carew possa finire sul mercato, nonostante sia amato dai tifosi e abbia segnato 52 gol in tre stagioni. Robbie Keane e Bobby Zamora sono i due possibili obiettivi dell'Aston Villa, e per il loro acquisto potrebbe essere messa in discussione la permanenza in società dell'ex attaccante della Roma.

IL BENFICA SU HUNTELAAR - L'attaccante del Milan Klaas-Jan Huntelaar è finito nel mirino del Benfica. A confermarlo è stato proprio il tecnico del club di Lisbona, Jorge Jesus: "E' uno dei nomi della lista", ha detto ai microfoni della tv portoghese RTPN.

IL REAL MADRID PUNTA SU COLE ED ESSIEN - E con un José Mourinho sempre più vicino alla sua panchina, il Real Madrid potrebbe cominciare a fare cassa mettendo le mani sulla rosa e assecondando le richieste del portoghese. Il primo a partire potrebbe essere Rafael van der Vaart, nel mirino del Manchester United. Secondo il quotidiano inglese "Daily Mirror", per il trequartista olandese ci sarebbe un'offerta pronta di 23,3 milioni di euro. Gli obiettivi del Real? Ashley Cole e Michael Essien, rispettivamente terzino sinistro e centrocampista del Chelsea di Carlo Ancelotti. Un affare, secondo il tabloid britannico "Daily Express", da 58 milioni di euro.

CORRIERE DELLA SERA

Manuel Pellegrini non è più l'allenatore del Real Madrid, al suo posto arriva Josè Mourinho. Lo ha annunciato il presidente merengue, Florentino Perez, nel corso di una conferenza stampa. Il club volta pagina, insomma. La decisione, che era nell'aria da parecchi giorni, arriva al termine di una stagione fallimentare. Il Real era stato costruito per vincere tutto, ma gli acquisti di Kakà e Cristiano Ronaldo (giusto per citare i due investimenti più ingenti di Perez) non sono bastati a interrompere lo strapotere del Barça nella Liga e a vincere la Champions League. Un'annata conclusa con «zeru tituli», per citare lo "Special One". E per riportare il club al vertice del calcio mondiale, Perez ha scelto proprio Mourinho.

SU MORATTI - Prima di chiudere l’incontro con la stampa, durato circa venti minuti, Perez ha risposto in maniera evasiva ad una domanda su un possibile imminente con il presidente dell’Inter, Massimo Moratti: «Se sono qui, non posso parlare con lui».

CORRIERE DELLO SPORT

Non poteva mancare di certo Belen. Dall’Isola dei famosi in poi per lei ci sono state copertine, pubblicità, spot, sfilate e tanta gloria. La soubrette argentina, tornata di recente in tv come conduttrice, dice la sua sull’allenatore del momento, l’osannato e bistrattato (dagli invidiosi) Josè Mourinho. «E’ un figo mondiale, mi fa impazzire, si vede che è latino. Uno che è così sicuro di sé sa usare perfettamente anche il proprio corpo», confessa sulle pagine del settimanale 'Chi' che sarà in edicola da domani. E, a proposito di corpi che parlano e di belli del pallone, Belen si esprime anche sul suo ex, Marco Borriello: «Quando l'ho conosciuto non era famoso. Avevo 19 anni e lui 22, faceva la riserva nella Reggina. Quando l'ho visto, mi sono detta: 'Ma chi è questa opera d'arte?'. Era un figo pazzesco, ci siamo innamorati follemente».

TUTTOSPORT

 
Primo, non pren­derle: un adagio che, spe­cialmente nell’universo pallonaro, non passa mai di moda. In particolare si tra­sforma in comandamento quando ci si gioca tutto in un doppio scontro diretto, a maggior ragione quando non puoi contare sul fatto­re campo dovendo fare i conti con una classifica peggiore rispetto a quella delle avversarie. Il Torino si troverà tra una settima­na in questa situazione: a giocarsi l’andata della se­mifinale playoff quasi cer­tamente in casa, con l’obiet­tivo ( che diventa una ne­cessità) di vincere, magari segnando più reti possibili. E possibilmente, appunto, non prendendone, in modo da affrontare con maggiore serenità il ritorno in tra­sferta. L’operazione, già di complicata riuscita, diven­ta ancora più difficile do­vendo fare i conti con le no­tizie che arrivano dall’in­fermeria. Tutti i reparti so­no incerottati, ma uno preoccupa più degli altri: la difesa.

DOPO IL 2 GIUGNO - L’ulti­mo ko, in ordine di tempo, è quello che riguarda Ogbon­na. Il Torino, a conti fatti, può tirare un sospiro di sol­lievo perché la stagione del centrale non è ancora fini­ta. E questo è già un punto di partenza: lo spettro del­lo stiramento è scongiura­to dall’ecografia effettuata ieri, dato che l’azzurrino ha riportato, secondo referto medico ufficiale da comuni­cazione sul sito del club, «una elongazione del bicipi­te femorale sinistro » . In so­stanza, uno stop di una de­cina di giorni dopo aver sentito tirare la gamba do­menica a Mantova: il che significa da una parte peri­colo scampato, ma dall’al­tra rappresenta una tegola. Perché Ogbonna quasi cer­tamente ( a meno di un au­spicabile recupero lampo) salterà la sfida del 2 giu­gno, quella sulla carta più delicata perché da vincere a ogni costo: e poi il difenso­re dovrebbe rientrare, ma bisognerà valutare in quali condizioni, anche perché forzare il recupero potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Un vero peccato, dal momento che Ogbonna, specialmente nelle ultime settimane, ha dimostrato di essere il centrale più affi­dabile, oltre che più talen­tuoso della squadra ( tanto da attirare emissari di club inglesi in tribuna all’Olim­pico in svariate occasioni): senza l’Angelo granata sarà più difficile.

COME A PISA - Ad aggrava­re la situazione del reparto arretrato sono le condizio­ni di altri uomini chiave. Uno su tutti: Sereni. Il por­tierone, che si è procurato una lesione al retto femora­le sinistro contro il Vicen­za, continua la sua riabili­tazione lavorando alla Si­sport e sottoponendosi a cure: la speranza di Colan­tuono così come dei tifosi è che Matteo possa bruciare i tempi di recupero e magari riuscire a rientrare per la finale dei playoff, sempre che i suoi compagni riesca­no a regalargliela ( e pure a regalarsela). Un altro gio­catore in lotta contro il tempo per tornare è Garo­falo: il terzino è un cardine del Torino e la sua assenza prolungata sta costringen­do Rubin ( peraltro diffida­to e a rischio squalifica) a fare gli straordinari. La so­cietà sta cercando in tutti i modi di rimetterlo in sesto dopo i problemi muscolari e la ricaduta. La metodolo­gia di Petrachi è la stessa dei tempi del Pisa, come quando fece curare Zoppet­ti con eccellenti risultati: Garofalo è prima andato a Lecce per lasciarsi “ mani­polare” dal fisioterapista Massimiliano Greco e adesso è a Giulianova per lavorare sul definitivo rien­tro in piena forma e di con­seguenza in squadra.

ARMA IN RECUPERO - Qualcuno, in difesa, avreb­be estremo bisogno di ripo­sare o quantomeno di esse­re gestito. Si tratta di D’Ambrosio, che domenica è uscito dal campo per crampi sotto il sole di Man­tova. Per evitare guai, an­che il terzino andrebbe am­ministrato con estrema at­tenzione. Qualche piccola notizia positiva però c’è e riguarda l’attacco. Nell’al­lenamento di ieri (con i tito­lari a svolgere una seduta defaticante, a eccezione di Antonelli e dello squalifi­cato Pestrin) si sono rivisti Arma e Salgado. E hanno dato segni di ripresa, in particolare il marocchino che ha lavorato con il grup­po. Il cileno invece, dopo una prima parte con il re­sto dei compagni, si è eser­citato da solo con la palla, però sembra in graduale recupero.


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