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LA TESSERA DEL TIFOSO: UN PASTICCIO ALL'ITALIANA



Ingredienti:

- uno stato in cui il calcio è questione di cultura nazionale, ma la cultura accademica non fa
del calcio una questione;
- una società organizzata all’italiana (all’estero direbbero “in modo poco rigoroso”) fedele al
motto: “finchè non ci scappa il morto va tutto bene”;
- una manciata di influenti sostenitori ed una buona dose di ribelli armati di slogan urlanti e…
speriamo solo quelli;
- pressapochismo, frasi fatte e tanta disinformazione.
Preparazione:
Osservare con indifferenza la degenerazione di un mondo nato attorno ad un meraviglioso gioco ed
assistere, volutamente impotenti, alla degradante torma di interessi economici, violenza, odio e
quant’altro che si erige imperiosa al vertice di un folle sistema. Gettare un po’ di benzina sul fuoco
cercando di curare l’incurabile anziché prevenire eventuali complicazioni; triturare e mescolare a
parte sostenitori e ribelli e spolverarli con manciate di faziosa e subdola disinformazione. Infornare
ed attendere la conseguente enorme lievitazione. La cottura sarà terminata all’esplosione del
pasticcio.

Una storia di leggi

Un po’ di chiarezza…
Innanzi tutto, come in ogni storia che si rispetti, è necessario cominciare con un’adeguata
contestualizzazione.
Partiamo da lontano, perché in realtà il dibattito circa le limitazioni all’ingresso delle manifestazioni
sportive venne aperto già nel 1989 e ripreso d’urgenza dal Governo Berlusconi II con il Decreto
Legge (DL) 28/2003; a seguito di cosa? Ovviamente, secondo i canoni italiani, a seguito di una
tragica scomparsa: quella di Sergio Ercolano avvenuta durante gli scontri tra Avellino e Napoli. In
tale occasione vennero incrementate le misure coercitive e di sorveglianza, ma evidentemente non
in modo chiaro visto che il 4 Maggio 2005 (ahi, ancora una brutta data…) il Garante della Privacy
imbastì una querelle circa l’utilizzo di biglietti nominativi non previsti dal DL. Ecco che però il 6
Giugno 2005 venne firmato il relativo Decreto Ministeriale che sancì: “i tagliandi sono nominativi,
numerati ed abbinati ad un posto a sedere”.
Il 2 Febbraio 2007 gravi scontri fuori dallo stadio Massimino di Catania causarono poi la morte in
servizio dell’Ispettore Capo di Polizia Filippo Raciti. L’episodio, già tragico di per sé, segnò
purtroppo soltanto un’altra tacca nell’escalation di violenza nel quale il clima pallonaro stava
degenerando. A distanza di soli sei giorni, l’8 Febbraio, il Governo Prodi II pubblica il DL 8/2007:
“Misure urgenti per la prevenzione e la repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni
calcistiche”; entro i dovuti sessanta giorni tale provvedimento venne convertito dal Parlamento nella
legge 41/2007. Nacquero in quei giorni e nei mesi successivi i fondamenti giuridici sui quali la
Tessera del Tifoso (TdT) verrà poi pensata, primi tra tutti i divieti di vendita ai facinorosi come
recitato dal primo comma dell’articolo 9: “E' fatto divieto alle societa' organizzatrici di
competizioni riguardanti il gioco del calcio, responsabili della emissione, distribuzione, vendita e
cessione dei titoli di accesso […] di emettere, vendere o distribuire titoli di accesso a soggetti […]
che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in
occasione o a causa di manifestazioni sportive”.
Ma da chi fu partorita, o meglio riadattata da modelli stranieri, l’idea? Dall'Osservatorio Nazionale
sulle Manifestazioni Sportive nei mesi successivi al DL 8/2007 ed in ottemperanza alle ordinanze
da esso imposte; ne fu prevista inoltre l’adozione per la stagione calcistica 2009/2010. Nonostante
l’insediamento del Governo Berlusconi IV il provvedimento non incontrò rallentamenti, anzi fu lo
stesso Ministro Maroni a sollecitarne l’introduzione con la circolare amministrativa del 14 Agosto
2009 avente per oggetto: “Disposizioni per la stagione calcistica 2009/2010”.
Che cosa evincere da tutto ciò? Che quella della TdT non fu un’idea estemporanea nata in un nulla
cosmico, ma fu il frutto di una lunga, lenta e tardiva opera ministeriale partita nel 1989 e resasi
necessaria a causa di quell’escalation di cui sopra; salvo rapide accelerazioni legate ad eventi
mediaticamente roboanti è quindi claudicata fino ai giorni nostri.

Cos’è la TdT?

Finalmente, che cos’è e cosa prevede la TdT? Essa è uno strumento di fidelizzazione
adottato dalla società di calcio che si pone l’obiettivo di creare la categoria dei “tifosi ufficiali” e,
nel contempo, neutralizzare i teppisti. Secondo il progetto dell’Osservatorio tale strumento
dovrebbe agevolare l’acquisto di biglietti e abbonamenti, oltre che snellire le procedure di accesso
allo stadio. Un tifoso ufficialmente riconosciuto dovrebbe anche essere esentato dalle specifiche
restrizioni che potrebbero essere imposte per motivi di ordine pubblico per le partite sia in casa che
in trasferta. Inoltre la tessera fornirebbe servizi o privilegi quali sconti su treni, autogrill o prodotti
sociali.
All’atto pratico la macchina organizzativa italiana non è mai parsa efficientissima sulla breve
distanza, sicchè l’aggiunta di un ulteriore processo burocratico per l’acquisto dei tagliandi sta
creando dubbi e perplessità soprattutto per i non residenti nella città sede della società tifata. Ad
esempio, non pochi sostenitori del Toro si stanno lamentando dell’impossibilità di trovare
ricevitorie TicketOne abilitate al di fuori del Piemonte. Nondimeno, nonostante la TdT alcune
trasferte potrebbero comunque essere inibite, poiché, così recita il contratto di fidelizzazione, “le
facilitazioni nell’acquisto dei biglietti dipenderanno sempre dagli Organi e dalle Autorità preposti
all’ordine ed alla sicurezza pubblica”. Ecco, volendo puntualizzare, visto che la sperimentazione
partì addirittura due stagioni fa era probabilmente il caso di lanciare meno proclami e cercare di
elargire più informazioni per non far apparire ridondante al tagliando nominativo la TdT; e
soprattutto, utopia, farsi trovare da subito pronti.
DASpo ed inibizioni
Tutto ciò è comunque sufficiente per metter dalla stessa parte tutto il tifo organizzato
d’Italia? Effettivamente no. I punti su cui sindacare, a torto o ragione, sono numerosi.
Primi fra tutti i motivi di esclusione. La TdT non può essere sottoscritta dalle persone attualmente
sottoposte a DASpo e da coloro che siano stati condannanti, anche in primo grado, per reati da
stadio. Dovute sono le precisazioni: “in caso di intervenuta assoluzione o revisione del
provvedimento del DASpo, i motivi ostativi sono da considerare immediatamente decaduti, salvo
la vigenza di altre misure di prevenzione anche non connesse”. Mentre è altrettanto specificato che
la tessera potrà essere invalidata se il titolare incorrà successivamente alla sottoscrizione ad uno dei
provvedimenti di cui sopra.
Qui la miccia si accende definitivamente. Il DASpo, Divieto di Accedere alle manifestazioni
SPOrtive, è uno strumento sicuramente necessario per tenere alla larga dallo stadio tifosi di dubbia
moralità. Certamente si propone come misura intermedia tra la semplice bacchettata sulle mani e la
condanna penale, nondimeno ha sin dai suoi albori scatenato polemiche circa una sua presunta
incostituzionalità. E’ tristemente confermato che durante la sola ultima stagione sono stati oltre
duemila i tifosi sottoposti a DASpo, quasi tutti facenti parte dei vari gruppi organizzati italiani.
Quindi, ben pensandoci, si delineano meglio i motivi del generale disprezzo inverecondo.
Prescindendo dal fatto che le persone “per bene” e con la coscienza pulita non sono minimamente
toccate dal provvedimento, rimangono tuttavia aperti interrogativi circa i dettagli dei divieti che
andranno sicuramente affinati in modo più preciso ed inopinabile: d’accordo la repressione, ma solo
se comminata nei confronti di chi realmente lo merita e non di coloro ai quali la giustizia ha dato
ragione in gradi successivi al primo o di chi ha scontato la sua pena per reati minori.
Lo stesso spauracchio della schedatura autorizzata non dovrebbe rappresentare un problema,
ammesso che allo stadio ci si rechi soltanto per divertirsi e sentirsi orgogliosamente parte di una
realtà sportiva; sotto quest’ottica la “schedatura” appare quasi come un motivo di vanto, erigendo il
tifoso possessore della tessera da semplice voce nel coro ad elite.
La tecnologia RFID ed il rintracciamento geografico
Altro nodo cruciale è quello legato alla controversa tecnologia RFID (identificatori a radio
frequenza) di cui le TdT sono dotate. Controversa perché in realtà i dubbi circa la sua liceità si sono
manifestati ben prima dell’avvento della nostra tessera e non solo a livello nazionale; lo stesso
Garante della Privacy, già nel 2005, aprì il dibattito in merito alla possibilità che i TAG (simili ai
codici a barre) contenenti informazioni personali potrebbero essere oggetto di letture non
autorizzate da parte di terzi; tuttavia è pur vero che le normative degli standard di lettura
attualmente prevedono distanze comprese tra i 3 mm ed i 60 cm. Insomma, per essere casualmente
rintracciati geograficamente bisognerebbe transitare a meno di un passo dai lettori di TAG, senza
contare che basterebbe un semplice astuccio metallico privo di fessure per occultare le frequenze di
riconoscimento.

La questione diviene a questo punto etica e si sviluppa su piani puramente soggettivi; lo scontro è
tra progressisti e conservatori ed il tema la possibilità di affidare sempre più aspetti della nostra vita
quotidiana agli strumenti informatici. L’impressione è che, inesorabile, giorno dopo giorno la
tecnologia umana stia prendendo il sopravvento; a dimostrarlo sono, nella fattispecie, le
innumerevoli applicazioni cui la tecnologia RFID è predisposta: dal passaporto alle nuove carte di
credito, dai libri delle biblioteche a qualsiasi merce dei supermercati, dagli animali domestici alle
auto, dagli skipass alle biglietterie elettroniche e via dicendo…
Quel che comunque appare certa è la strumentalizzazione di tale oltranzismo da parte dei gruppi
organizzati, poiché è davvero poco credibile che migliaia e migliaia di tifosi italiani non abbiano
mai sfruttato per principio etico una delle applicazioni di cui si è detto.
TdT e carte di credito
Carta di credito o semplice tessera di fidelizzazione? Nel caso del Torino la Cuore Granata
non è una carta di credito. Recita il sito ufficiale: “è facoltà delle singole società scegliere quali
componenti aggiuntive inserire. Il Torino ha scelto di utilizzarla (la TdT), al momento, solo come
strumento per l’acquisto degli abbonamenti e dei biglietti di settore ospiti, così come la normativa
impone”.
Non tutte le società hanno tuttavia perseguito tale iniziativa, anzi tutte le squadre di Serie A, ad
eccezione di Parma e Sampdoria, ne hanno prontamente fatto una carta di credito appoggiandosi ai
circuiti ed alle banche con le quali hanno trovato la migliore intesa. Va detto che la carta di credito
non si appoggia ad un conto corrente, ma è nella maggior parte dei casi una semplice ricaricabile al
pari della popolarissima (ed innocua) Postepay, tanto che, ad esempio, Poste Italiane ha ottenuto la
concessione per l’emissione delle TdT di Lazio e Napoli.
Repentina si è diffusa la notizia che il fratello del presidente della FIGC Giancarlo Abete, Luigi
Abete, sia guarda caso il presidente della Banca Nazionale del Lavoro (BNL). Il fantasioso conflitto
d’interessi, fantasioso nella misura in cui Abete e le società di calcio hanno subito la TdT non
essendone i promotori, si risolve semplicemente constatando che nessuna società di Serie A si sia
affiliata alla BNL. Piuttosto a trarne il maggior beneficio sarà il gruppo Intesa-San Paolo, capace di
calamitare a sé Bologna, Fiorentina, Milan e Udinese.
Tuttavia in tale ambito la questione è spinosa, poiché coloro i quali pensano che intorno al calcio
ruotino troppi interessi economici non sono pochi e non sono certo tutti contrari alla TdT.
Sicuramente queste affiliazioni non aiutano il rientro in ranghi un po’ meno opulenti, ma è pur vero
che, essendo carte ricaricabili, il modo di contestarle è semplice: basta non usarle…
La sicurezza dentro e fuori gli stadi
E la sicurezza? La TdT in che modo interviene? Come anticipato con la storia dei
provvedimenti ministeriali, sicuramente la cultura sportiva italiana, in particolare legata al calcio,
non è certo espressione di valori sociali positivi. Che fosse necessario impedire ai più facinorosi
l’accesso allo stadio è opinione diffusa e, sotto questo aspetto, la TdT ha buoni margini di utilizzo.
In tal ambito non va interpretata come un doppione del biglietto nominale, ma come un suo
successore più tecnologico. Concretamente però la sua funzione si esaurisce ai tornelli, al resto ci
dovranno pensare le telecamere di sorveglianza e gli addetti alla sicurezza.
La Legge 41/2007 regola però anche altri aspetti della vita da stadio. L’articolo 2bis, “divieto di
striscioni e cartelli incitanti alla violenza o recanti ingiurie o minacce”, e l’articolo 3 e 3bis sono i
più invisi al tifo organizzato. In particolare con il terzo si prevedono pene verso “chiunque, nei
luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive, ovvero in quelli interessati alla sosta, al transito, o
al trasporto di coloro che partecipano o assistono alle manifestazioni medesime o, comunque, nelle
immediate adiacenze di essi, nelle ventiquattro ore precedenti o successive allo svolgimento della
manifestazione sportiva, e a condizione che i fatti avvengano in relazione alla manifestazione
sportiva stessa, è trovato in possesso di razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, strumenti per
l'emissione di fumo o di gas visibile, ovvero di bastoni, mazze, materiale imbrattante o inquinante,
oggetti contundenti, o, comunque, atti ad offendere”, mentre il 3bis prevede l’aggravante per i reati
di danneggiamento.
L’offensiva dei gruppi ultras è chiara: “così si uccide il tifo”. Quel che è certo è che sicuramente le
coreografie dovranno ridurre il loro grado di spettacolarità, a discapito di tutti i tifosi.
Probabilmente in alcuni casi ed a “certe” persone verranno proibiti i bandieroni così come i
fumogeni colorati che, se effettivamente usati come coreografia, sprigionano un incantevole
fascino. Qualcosa per non tacciare del tutto la genuina passione verso i propri colori sociali
potrebbe essere anche rivisto in tema legislativo, tuttavia, ricordando il motivo di un accanimento
tanto serrato nei confronti del tifo, sarebbe anche il caso di recitare un mea culpa e sopportare a
malincuore che le colpe dei pochi (non poi così pochi…) penalizzino anche i molti; il tutto senza
smettere di pretendere civilmente un reintegro, piuttosto maggiormente sorvegliato, di alcuni
strumenti coreografici.

Una questione di numeri

“Non voglio entrare in certe polemiche, ma allora dovrebbero fare una tessera anche per il
poliziotto”. Queste le ormai famose, ed azzardate, parole di Daniele De Rossi che hanno
immediatamente scatenato un putiferio mediatico e sociale. Curiosamente il giocatore romano ha
però annoverato tra i suoi apologeti ultras di tutta Italia, compresi quelli che fino a pochi istanti
prima lo disprezzavano in quanto simbolo di Roma e della Roma. Se non altro, ridiamo per non
piangere, a qualcosa al momento la TdT è servita: a compattare gli ultras contro un nemico comune.
Gli abbonamenti in tutta la Serie A erano 354.659 nel campionato 2008-09, 339.563 nell’ultimo. E
quest’anno si scenderà ancora presumibilmente del 20 o 30%. Tra 2008-09 e 2009-10 la differenza
fu di circa 15000 tifosi; con un velo di mestizia si potrebbe pensare che erano più o meno quelli che
avrebbe portato il Toro.
La lotta ai numeri è portata avanti dai vari gruppi ultras, che gongolano laddove il calo di
abbonamenti risulta più evidente grazie al dissenso generato dai loro proclami.
Per non parlare di
Torino, laddove la lotta verso la TdT si confonde maldestramente con la lotta all’attuale presidente
dei granata. Male più o meno ovunque tranne a Milano sponda neroazzurra ed a Genova da
ambedue le sponde. Se proprio il Grifone ha escogitato una via di fuga alla TdT, cioè un’opzione
“non rinnovo-prelazione singolo biglietto” dedicata a coloro i quali non potrebbero sottoscrivere la
tessera, e la Samp vola sulle ali della Champions, la presa di posizione più significativa è quella dei
supporter dell’Inter: “ammettiamo di non essere ancora in grado di trovare una maniera concreta
capace di combattere la card senza, ripetiamo, danneggiare l’Inter e la Curva Nord”; quindi tutti di
corsa ad abbonarsi puntando al tetto delle 40 mila tessere. Sarà vero amore o sarà semplicemente
intelligenza, quel che ci si chiede è se senza la tripletta sarebbe accaduto lo stesso.
Ma i numeri sono anche quelli del costo: 8 euro la Cuore Granata, gratuita se si sottoscrive
l’abbondamento; si viaggia tuttavia tra i 6 euro del Bari e i 42 (quarantadue!)… indovinate di chi?
Indizio: ha la maglia bianconera.
Tirando le somme
Questa Tessera del Tifoso nasce sotto i peggiori auspici: invisa ai gruppi organizzati;
accompagnata, da una parte e dall’altra, da informazioni faziose quando non completamente
manipolate; sfruttata immediatamente come fenomeno commerciale in grado di portare ancora più
soldi in mondo già saturo di quattrini; ancora tanto imperfetta da essere facilmente attaccata sotto
una pluralità di aspetti…
Insomma, la TdT di per sé non può garantire standard di sicurezza accettabili; con l’aggiunta di
ulteriore norme restrittive qualcosa è possibile smuovere, a patto che non sia questo un punto
d’arrivo, ma uno di partenza finalizzato non al brutale proibizionismo, bensì al ritorno a scenari di
passione più genuina. Tale passione andrebbe però coltivata di pari passo con l’educazione, a casa e
nelle scuole (e scuole calcio), con la sensibilizzazione mediatica e con iniziative che possano
mostrare quanto il lato sano dello sport sia migliore di quello malato. Che in questo momento sia
necessario “punire” è forse vero, ma per evitare di agire all’italiana fino a che un altro morto non
verrà a bussare alla coscienza di tutti, è veramente il caso di far fronte comune e pretendere un
impegno vero e concreto sia dai governi che si succederanno, che magari dalle scuole e dalle stesse
società di calcio.

Paolo Muoio



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