Il percorso si chiude con un pensiero a un amico prematuramente scomparso: il tifoso bellunese Maurizio Pedrazzoli. Stampe d’epoca, disegni, foto, poster, scarpe e palloni degli anni cinquanta e addirittura una cassetta del Filadelfia che serviva per contenere le matrici dei biglietti che venivano staccate all’ingresso.
A pochissimi passi dalle cime innevate, ecco aprirsi, tra gli oggetti tipici della quotidianità della civiltà sappadina, una sala tutta destinata ai nostri ricordi.
In un’atmosfera unica per il suggestivo sottofondo musicale dato dalle prove di un locale gruppo di fiati, io e i miei compagni di avventura entriamo con il privilegio di essere i primi visitatori della giornata.
Accendiamo le luci e l’emozione non tarda a prendere il sopravvento: dagli Invincibili a oggi, una ricca serie di cimeli e disegni da mettere letteralmente i brividi.
Il lento quanto rispettoso pellegrinaggio dei tifosi giunti poi dalla valle popola in pochissimo tempo lo spazio itinerante: commenti, aneddoti e ricordi vissuti contribuiscono a completare uno scenario d’altri tempi. Per un attimo sembrava di essere in quell’angolino delle fantasie tipico dei sogni fanciulleschi, in quello in cui ci si vorrebbe rifugiare per ritrovare quel caldo abbraccio consolatorio tipico del luogo in cui si sta bene.
Poteva ricordare anche il proprio bar Sport sotto casa, quello in cui si è chiamati per nome quando si entra. Sembrava di essere praticamente tra amici di lunga data… Armati di macchina fotografica proviamo a catturare ogni immagine, ogni primizia, qualsiasi dettaglio che possa farci ricordare da dove veniamo.
Dall’emozione della Coppa Uefa sfiorata, all’ultimo scudetto; da un Toro d’annata (con Capitan Valentino primo ad entrare in campo) all’esultanza dell’attuale Rolando. Dalle gambe di Ferrini alle ali di Meroni, dal Mondo a Pupi festante.
Nonostante un rigoroso quanto necessario sguardo verso il futuro, la fiera certezza di non dimenticare. All’ingresso una lapide recita: “Il Torino non è morto. E’ ancora davanti a noi, vivo, splendente per le cento e cento vittorie, autentico inno alla giovinezza. Non muore chi lascia così ampia eredità di affetti…”.
Lassù, tra le nuvole, un puntino granata riesce ancora nel quasi impossibile compito di accendere i cuori delusi. Lassù, tra le montagne, la sensazione di sentirli per la prima volta giocare tutti insieme.
Un pezzo di storia del calcio ci ha fatto volare: un tributo alla nostra leggenda che dovrà sempre e comunque solo continuare.
Un caro saluto ai miei compagni di viaggio attraverso la piccola Italia. Ciao Stefano e Luca, fratelli nella passione, con il Toro nel cuore…
Christian Gallesi











