L’Italia prende 2 gol per tempo, prima da Silva e da Jordi Alba, poi nella ripresa da Fernando Torres e da Mata nel finale. Un finale peggiore di questo era difficile immaginare. Gli azzurri sono apparsi stanchi, sulle gambe, condizionati dagli infortuni nel corso della partita. La Spagna è stata capace di tenere a bada i nostri centrocampisti senza nemmeno avere bisogno di esibire il possesso palla consueto, ma mai la squadra di Prandelli è riuscita a tenere sulle poche verticalizzazioni offerte da Xavi e Iniesta.
Dicevamo della condizione fisica precaria dell’Italia. Già perché il primo gol, palla in profondità per Fabregas con Chiellini che non riesce a raggiungere la sfera e consente il cross per il colpo di testa di David Silva, è solo il preludio all’uscita dal campo per problemi muscolari del difensore della Juventus.
Poi sul 2 a 0 Prandelli si gioca la carta Thiago Motta al posto di Montolivo (cambio apparso comunque un po’ conservativo), ma l’infortunio dell’italo-brasiliano sul primo allungo della sua partita non era certamente in preventivo e di fatto chiude qualsiasi possibilità all’Italia di puntare ad un’improbabile rimonta nella quale pure qualcuno aveva creduto ad inizio ripresa quando Di Natale, subentrato al posto di Cassano, aveva chiamato al grande intervento Casillas.
In questi Europei, e averli conquistati a man bassa segna decine di record che non stiamo qui ad elencare, la Selezione spagnola ha subito un solo gol, quello siglato da Di Natale all’esordio di Danzica, quindi ha rifilato due poker a Trapattoni e a Prandelli, ha regolato con un rotondo 2-0 la Francia e ha avuto la freddezza di “matare” il Portogallo di Cristiano Ronaldo trascinandolo ai rigori dopo uno 0-0 da sbadigli.
Ma a prescindere dai meri numeri, l’ennesimo trionfo della Spagna dimostra quanto poco si sia fatto in tante stagioni calcistiche per capire e successivamente arginare il modo di giocare degli iberici: la fitta trama di passaggi che spesso incita ai fischi i tifosi avversari, è tanto irritante quanto funzionale a quelle improvvise imbeccate in profondità che hanno reciso senza pietà qualsiasi velleità di vittoria dell’Italia nella finale di ieri sera.
Gli uomini di Del Bosque hanno avuto la capacità, dote insita nei geni degli spagnoli, di irretire gli sfidanti con una tecnica da numeri uno della classe, hanno corso il doppio di chiunque e hanno colpito con la freddezza dei campioni. Come si ferma la furia dei rossi? Nessuno ancora lo ha capito.
Francesco Surace











