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88/100 Libonatti, Julio il magnifico, il bomber del primo s



I numeri dicono che è stato il miglior straniero della storia del Toro. Il nome di Julio Libonatti dirà poco ai ragazzi delle giovani generazioni, alcuni dei quali ricordano a malapena (o forse non hanno mai visto giocare) Leo Junior, il brasiliano con gli occhi della tigre. Per ricordare le gesta di Julio il magnifico, che assieme Gino Rossetti e ad Adolfo Baloncieri aveva composto il “trio delle meraviglie”, bisogna tornare indietro fino alla metà degli Anni venti.

Il conte Marone Cinzano, presidente del Torino, in un viaggio di lavoro in Argentina trovò il tempo di andare a vedere un paio di partite e subito rimase conquistato da questo piccolo attaccante nato a Rosario di santa Fè, che aveva la brillantina sui capelli e ogni volta che toccava il pallone sembrava fosse musica. Libonatti è rapido e folgorante come una scossa di elettricità, in area di rigore è implacabile: detto fatto, alla fine della partita viene raggiunto l’accordo con i dirigenti del Rosario e dall’autunno del 1925 Libonatti diventa un giocatore del Toro. Sotto la Mole l’argentino trova Baloncieri, appena (incautamente) venduto dall’Alessandria. Un anno dopo arriverà anche l’esplosivo sinistro di Rossetti, che con Balon e Libonatti formerà un trio d’attacco straordinario, capace di condurre a suon di gol i colori granata al primo scudetto. La vicenda Allemandi e una presunte combine col difensore della Juve prima di un derby costano la revoca del titolo, ma nel 1928 il Toro rivince, anzi stravince e può finalmente cucirsi il triangolino tricolore sulle maglie. E Libonatti contribuisce con 35 reti in 33 partite.

Uno sfortunato spareggio perso l’anno seguente contro il Bologna segna l’inizio della fine del trio delle meraviglie e del primo (grande) Toro della storia. La favola si conclude nell’estate del 1934, quando Julio il Magnifico, fromboliere dalle mani bucate, che spende fortune in donne e serate con gli amici, sale a Genova sulla nave che lo riporta in Argentina. Morirà nel 1981, all’età di 80 anni. 154 gol in 239 partite, i numeri lo dicono chiaramente: è stato lui (oriundo, che è arrivato a vestire anche la maglia azzurra) il bomber straniero più prolifico del Toro. Il maestro Giglio Panza scrisse: “Il suo piede somiglia ad una stecca da biliardo”.



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