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Arrivò dal Cagliari nell’estate del 1982, primo grande colpo del nuovo presidente Sergio Rossi. A Torino Franco “Spadino” Selvaggi raggiunse l’apice della carriera a livello di club. Era già nel giro della nazionale, anzi era tra i 22 che si erano laureati campioni del Mondo in Spagna, anche se non vide mai il campo.
In granata ritrovò Dossena, suo compagno in azzurro, col quale legò anche fuori dal campoAttaccante piccolo e guizzante, nel Cagliari si era messo in luce per le sue doti di opportunista dell’area di rigore, dotato però anche di buon tocco e della capacità di svariare sull’ala. Il suo debutto fu col botto: subito a segno nel 4-1 con cui il Toro di Bersellini liquidò l’Avellino al Comunale il 12 settembre dell’82. A quella prima rete ne seguirono altri sette in cui campionato che lo vide in campo per tutte e trenta le domeniche.
La punta lucana cambiò partner nella stagione seguente, passando da Borghi (o Bonesso) a Walter Schachner, il centravanti che Rossi prelevò dal Cesena sborsando la bellezza di 3 miliardi di lire.La seconda stagione fu meno positiva per Selvaggi, che si spense rapidamente dopo un bel girone d’andata. Alla fine 7 reti (in 26 partite) non gli furono sufficienti per ottenere la conferma. Gigi Radice, tornato sulla panchina granata, chiese di sostituire lui e l’incostante argentino Hernandez con il giovane ariete Serena e un certo Leo Junior: nacque così il Toro che contese lo scudetto al Verona, centrando il miglior piazzamento degli ultimi venticinque anniSelvaggi a 31 anni fu costretto a lasciare la maglia granata per indossare quella bianconera dell’Udinese, iniziando un malinconico tramonto. I tifosi della Maratona comunque gli tributarono un caldo applauso, quando tornò al Comunale da avversario, non dimenticando quel gol del 2-1 con cui mandò gambe all’aria










