Stagione 1988/89. Dopo aver sfiorato il trionfo in Coppa Italia (persa ai supplementari in finale contro la Sampdoria) e aver visto sfumare il sogno Uefa ai rigori, nello spareggio-derby contro la Juve, il giovane Toro di Radice partiva con grandi ambizioni, anche se la piazza non aveva giustamente digerito la cessione del gioiello Crippa al Napoli, all’ultimo minuto dell’ultimo giorno di mercato. Gli arrivi di due stranieri di nome come Skoro e il brasiliano Muller sembravano però una garanzia per essere ancora protagonisti.
Ed invece fin dall’inizio la stagione si trasformò in un calvario, con sconfitte a ripetizione, delusioni assortite e una girandola di allenatori. Malgrado un inizio ad handicap, dopo sei giornate il Toro coltivava ancora sogni di gloria e il successo ottenuto all’Olimpico contro la Roma sembrò dimostrare che la squadra valeva molto di più di quello che aveva fatto vedere fino a quel 27 novembre. E’ vero che i giallorossi non erano in versione extra lusso, ma potevano contare su gente come Tancredi, Nela, Manfredonia, Bruno Conti, Rizzitelli, Voller e Giannini.
Il Toro, passata la sfuriata dei padroni di casa, colpì al minuto 26 con un gol del contestatissimo brasiliano Edu, arrivato come medaglia al brodo assieme al più talentuoso Muller. Nella ripresa Liedholm si affidò a Collovati e Policano (futuro granata), ma ancora il minuto 26 fu felice per i colori granata, col raddoppio confezionato da Diego Fuser. La rete di Placano illuse la Roma di poter ancora acciuffare il pareggio, ma Fuser chiuse definitivamente i conti e convinse qualche improvvido giocatore a parlare di Coppa Uefa negli spogliatoi. Sette mesi dopo il Torino avrebbe dovuto archiviare la seconda, amarissima retrocessione in B.










