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DE LAURENTIIS E SARRI NON SI PARLANO DA MESI



dagospia.com Due strade parallele che non si sono mai incrociate e probabilmente mai lo faranno. Due personalità agli antipodi, due uomini testardi e anche un po' narcisi, il cui rapporto è stato messo ancora una volta a dura prova dalla sfida della storia tra Napoli e Real Madrid. Maurizio Sarri e Aurelio De Laurentiis, uniti soltanto nel nome della «grande bellezza» del gioco di una squadra terza in campionato, in semifinale di Coppa Italia e rispettata nei confini nazionali.Il resto è una guerra fredda che si consuma a colpi di reprimende del presidente e di risposte piccate dell' allenatore, che non tollera invasioni tecniche. Destinati a lasciarsi?

Stava per accadere a giugno, quando Sarri aveva pensato (più o meno legittimamente) che il mondo del calcio fosse ai suoi piedi e che un contratto di ottocentomila euro l'anno non fosse adeguato. Era prigioniero di un quadriennale che non gli lasciava molti margini, riuscì a rinnovare cifre e tempi, ma soprattutto a inserire una penale non altissima (per il 2018) con la quale può «liberarsi».

Eccola la variabile che può cambiare il corso delle cose. Per mettere la parola fine ai botta e risposta fastidiosi e anche inopportuni. Un rituale: De Laurentiis rivendica la priorità dell'azienda Napoli rispetto alla gestione sarriana della rosa e l'altro si risente, ma poi non va oltre l'invito a lavare i panni sporchi in famiglia.«Vorrei che certe cose me le dicesse in privato», ha risposto Sarri nel confuso post Real, quando gli arrivavano a spizzichi e bocconi le dichiarazioni in mondovisione del presidente sui calciatori comprati e non impiegati. Privato, questo sconosciuto.

Sarri e De Laurentiis non si parlano da mesi, se le sono dette a distanza sia a settembre dopo Genoa-Napoli (Sarri denunciò l'assenza della società sulle questioni arbitrali) che al termine di Napoli-Lazio a novembre (il presidente gli suggerì di cambiare modulo). Il resto: qualche colloquio di circostanza e molte telefonate senza risposta. Ieri mattina dopo la notte della gloria mancata e delle accuse Sarri è rientrato a Napoli, destinazione Castel Volturno, De Laurentiis si è diretto a Los Angeles.

Il campo prima di tutto ma anche la rabbia per le parole del suo datore di lavoro ascoltate a freddo. A colloquio con lo staff, Sarri ha sancito ancora una volta la linea di demarcazione tra squadra e società, ha blindato il suo gruppo. De Laurentiis prima di volare per gli Stati Uniti ha invece sentenziato: «Per molto tempo non parlerà più nessuno», riferendosi alle interviste dei calciatori e alle conferenze pre e post gara. Un silenzio curativo.

Sarri lo avrebbe voluto preventivo. De Laurentiis al Bernabeu ha attuato ancora una volta la sua strategia: l'affermazione del club che ha ben figurato in campionato, in Coppa Italia e in Champions anche senza Sarri e con un tetto ingaggi dimezzato rispetto a oggi. Il colpo (finale?) all'allenatore bravo, ma «bastian contrario» che poco si è preoccupato dei bilanci, smentendo spesso il mercato: Grassi e Regini mai utilizzati, Tonelli (nove milioni) e Maksimovic (diciotto milioni) in panchina, Rog (tredici) ancora allo studio e, ultimo, Pavoletti (diciotto) in tribuna al Bernabeu.


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