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ORRORE IN PIAZZA SAN CARLO:UNA PSICOSI COLLETTIVA

GRAVI LE COLPE E LE RESPONSABILITA' DI CHI HA ORGANIZZATO L'EVENTO, LA SINDACA APPENDINO ERA A CARDIFF, SONO ANCORA IN PROGNOSI RISERVATA DUE DONNE ED UN BAMBINO CINESE




Aperte le indagini e i dibattiti circa la situazione che si è venuta a creare nel cuore di Torino la sera del 3 giugno 2017 in occasione della Finale Champions tra i tifosi juventini.

Un fatto di cronaca che di certo non finirà nel dimenticatoio, insito soprattutto in chi l’ha vissuto di persona, in chi ha visto e toccato l’orrore con mano propria, in chi quella notte ha fatto prevalere un istinto di sopravvivenza tale da indurlo a compiere azioni improprie nei confronti dei suoi simili.

Il discorso non deve ridursi alla tematica del calcio, o, nello specifico, alla classificazione/differenziazione dei tifosi, ma deve guardare oltre: alla psicosi collettiva. In un clima di tensione nel quale siamo abituati a vivere ultimamente dati i devastanti fatti di cronaca che sentiamo ogni giorno, un sintomo, una scintilla, può scatenare l’inferno.

Ed è ciò che è successo quella notte. Lo scherzo, la bravata da parte di uno dei tifosi c’è stato e non è da sottovalutare, anche se ancora sono aperte le indagini, ma è tutto un insieme di fatti che ha causato la catastrofe. Partendo, prima di tutto, dalla vendita e mancato sequestro delle bottiglie di vetro: c’erano per terra migliaia di bottiglie di vetro che hanno provocato la maggior parte delle ferite dei tifosi. Ma se allo stadio sono così scrupolosi in termini di controlli, come mai in un evento di questa portata si è sottovalutato questo “dettaglio”? 

Si è parlato di trentaquattro abusivi presenti quella sera, identificati e sanzionati. Multe? Solo una, con gli abusivi liberi di proseguire nella propria attività illecita. I locali hanno adottato un comportamento di buon senso in tutto ciò, preferendo somministrare bevande alcoliche in confezioni o bicchieri di plastica. Si parla di puro buonsenso poiché i commercianti non avevano ricevuto alcuna ordinanza che vietava loro la vendita di alcolici in bottiglia.

Il sindaco Chiara Appendino ha  però dichiarato che è stato applicato l’Articolo 8 bis del Regolamento di Polizia Urbana. Le è “sfuggito” però il fatto che il regolamento fissa il divieto di somministrare bevande in contenitori di vetro o metallo tra le 23 e le 7 del mattino e la partita in questione ha avuto luogo alle ore 20.45.

Su “La Stampa” della giornata di oggi, il Sindaco lancia un appello rivolto alla comunità di Torino, la quale grazie alla sua unità può sovrastare e soppiantare la paura e il panico generale. Un modo per affermare dunque che “l’unione fa la forza”. Speriamo davvero si possa avere una garanzia di sicurezza per i prossimi eventi come annunciato dalla stessa. C’è anche da dire che non ci possiamo più permettere di arrivare a tanto per poter ottenere un riscontro o per sperare che qualcosa si muova.

Franco Gabrielli, il capo della Polizia, subito dopo l’attentato di Manchester, aveva dettato le linee guida da adottare in occasione dei grandi eventi. Sarebbero: verifiche preliminari, controlli agli accessi, presenza di steward degli organizzatori. Sorge quindi spontaneo chiedersi se a Torino si sia fatto tutto il possibile.

Il livello dei controlli era elevato in piazza, contando 200 poliziotti/carabinieri e circa 100 vigili; ciò che è mancato è stato un piano per l’emergenza in toto, cioè una strategia per i soccorsi, considerando anche il numero non indifferente di persone che la piazza può ospitare, ovvero 30 mila persone (lo stesso numero di presenti quella sera).

Questo compito doveva spettare agli organizzatori con gli steward che non c’erano. Come non c’era un punto di raccolta per i feriti e uno per le persone disperse o spaventate. Tutto ciò era da preventivare specie in una piazza che non dispone di vie di fuga centrali ma solo laterali.

Un punto di soccorso c’era, ma era posto in un angolo, quasi del tutto travolto dalla gente in fuga. Grazie alle intuizioni dei singoli e non alle strategie pianificate a tavolino (come doveva essere), i feriti sono stati portati in ospedale: il capo della Polizia municipale ha deviato in zona otto autobus che hanno portato via oltre 120 feriti. Non era prevista una via dedicata all’arrivo dei mezzi di soccorso.

A causa di tutte queste sviste e per via della bravata di un presunto ultras,  1527 persone hanno riportato ferite più o meno gravi a seconda dei casi. Tre sono le persone piu' gravi, due donne in condizioni difficili ed il bambino cinese Kelvin, ricoverato in terapia intensiva all’ospedale Regina Margherita.

Quella notte è stato portato in ospedale da Federico Rappazzo, il ragazzo 25enne che lo  avvolse in un abbraccio in segno di protezione. La foto che riporta questo gesto di altruismo e, perché no, eroismo, è diventata l’emblema di quella tragica notte. Ora fortunatamente le condizioni di Kelvin sono in miglioramento a detta dei medici.

Ci auguriamo che tutto possa andare per il meglio. Questo augurio lo estendiamo a tutte le vittime che ora si trovano in ospedale che mai si sarebbero aspettate un finale di partita di questo tipo con la speranza che possano essere dimesse a breve.
  

Valeria Torchio     


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