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GUERRE PALLONARE

VELTRONI AL VERTICE DELLA LEGA CALCIO? LOTITO SI OPPONE - NO ANCHE DAI POLITICI DI CENTRODESTRA - L’EX SINDACO DI ROMA,PUO’ CONTARE SULL'OK DI 13 CLUB MEDIO-PICCOLI



dagospia.com Un lunedì frenetico per il calcio italiano dopo la notizia di Veltroni candidato alla presidenza della Lega. L’ex segretario del Pd chiede tempo per riflettere, le 13 società medio-piccole della serie A si erano date appuntamento in segreto a Milano, negli uffici del presidente dell’Atalanta, Antonio Percassi, per discutere della nuova governance e naturalmente anche del nome. Ma non c’è segreto che tenga per Claudio Lotito che si propone come il quattordicesimo presente alla riunione e ne diventa il protagonista assoluto. E poi c’è una parte di mondo politico che contesta la candidatura. All’appello mancano solo i grandi club, chiusi in rigoroso riserbo.

Eppure la mossa di tentare di affidare le sorti del calcio italiano a una personalità come Veltroni aveva uno scopo chiaro: proporre un nome esterno ma di prestigio che mettesse d’accordo tutta la serie A senza più distinzione di ceto. I problemi che il calcio deve risolvere sono grandi e urgenti: non possono prevedere scontri tra club. Ora la decisone sul nome del nuovo presidente può essere sbloccata e risolta solo da un loro intervento deciso: il gruppo delle 13 ora aspetta che sul nome di Veltroni almeno tre delle grandi squadre prendano ufficialmente posizione.

A quel punto sarebbero spazzati via tutti i dubbi, con Lotito: resterebbero da definire le nuove regole della Lega e scegliere il super manager per iniziare il nuovo corso. La Roma aspetta solo di venir coinvolta, di conoscere realmente la volontà di Veltroni, ma sarebbe pronta a votarlo. «Un personaggio così autorevole per il calcio non potremmo non votarlo», questa la posizione assunta a Trigoria.

Era scontata la resistenza e la contrapposizione di Claudio Lotito, evidentemente contrario a qualsiasi nome diverso da quello del suo fidato Maurizio Beretta. E ieri negli uffici di Percassi il presidente della Lazio, quando si è trattato di affrontare, brevemente, il tema della presidenza della Lega, ha espresso tutto il suo disappunto sul nome del candidato. Ha contestato duramente i presidenti e dirigenti che si erano permessi di portare «un nome come quello di Veltroni». E da lì a cascata sono arrivati anche i giudizi negativi di Gasparri e Salvini, dal centrodestra.

Veltroni aveva comunque già preso tempo nel primo pomeriggio: «Corrisponde al vero, e ne sono onorato, che sia stato consultato circa l’ipotesi della presidenza della Lega calcio. Non è invece vero che abbia dato la mia disponibilità. Mi sono riservato di rifletterci per le implicazioni che una scelta di questo genere avrebbe sulla vita che ho scelto di vivere da qualche anno a questa parte. Nelle prossime ore dirò la mia opinione. Tutto qui».

Malagò si è limitato a rispettarne il pensiero. «Veltroni ha detto che è lusingato dell’ipotesi - ha precisato i presidente del Coni - però non sa se dare la sua disponibilità, io non so dire altro. Personalmente ho un rapporto di stima importante con lui ma non è una cosa che riguarda il Coni perché, fino a prova contraria, la Lega di A è una società privata gestita dai club».

Chi ha partecipato alla riunione non vuole parlare di nomi e candidature. Il presidente del Cagliari, Tommaso Giulini è chiaro: «Non sono stati fatti nomi, non era questo l’obiettivo della riunione. Abbiamo parlato tra l’altro di governance e diritti tv. Su Veltroni non fatemi fare dichiarazioni». Si sbilancia invece il presidente del Palermo, Zamparini: «Veltroni è una persona perbene, lo voterei come presidente di Lega se accanto avesse una sorta di amministratore delegato».

Un ticket con un “chief executive officer” dotato di un forte mandato. «Come nelle banche - spiega il patron rosanero - dove c’è un presidente che non ha potere effettivo, ma poi c’è un manager che fa economia e amministrazione ». Ed è proprio la linea che dovrebbe prevedere la nuova governance della Lega di serie A.



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