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LETTERA SUL FILA

SCRITTA DALL'AVVOCATO PIERLUIGI MARENGO PRESIDENTE DEL TORINO FC NEL 2005



Tucidide, storico e filoso greco, data nel 1196 a.c. la distruzione di Troia, massimo tempio di civiltà dell’epoca, ad opera degli allora poteri forti, l’interezza dei re greci. Una distruzione che avvenne dopo trent’anni di assedio, ma che poté realizzarsi solo con l’inganno del famoso Cavallo di Troia ideato da Ulisse.

Un storia antica, ma anche una storia che, mutatis mutandis, rivive oggi, 24 maggio 2017, nell’inaugurazione del ricostruito Fila.

Forse che il Fila non fu il Tempio Massimo del calcio, così come Troia fu Tempio Massimo di Civiltà?

Forse che il Fila non fu assediato per decenni dai poteri forti torinesi, così come Troia lo fu da quelli greci?

Forse che il Fila non fu abbattuto solo grazie a novelli inganni, così come solo un inganno consentì la distruzione di Troia?

Tre facce eguali di due diverse demolizioni, distanti tremila e più anni l’una dall’altra.

Una declamata da Omero nell’Iliade e l’altra cantata oggi da noi tifosi granata, cacciati negli anni ’90 con l’inganno dal nostro tempio.

Ma una profonda differenza vi è: Omero cantò la fine di Troia, mentre i tifosi granata oggi cantano sì la subita distruzione del loro tempio, ma completano la lirica con due nuovi e fondamentali esametri: 

 

Da quelle rovine in cui perir vollero farci,

 

rendendoci raminghi senza casa e senza tempio,

 

a pietir uno squallido prato di casa altrui,

 

siam oggi tornati per unir il ieri al domani,

 

senza però scordar l’inganno subito.

 

Siam tornati

 

Mai più noi ed i nostri ragazzi

 

dovrem dir grazie a pelose ospitalità,

 

il nostro tempio è nuovamente innalzato,

 

ad unire gli immortali della leggenda

 

a noi invitti e mortali tifosi.

 

Siam tornati

 

Una parallelismo che, nella comparazione tra la storia del nostro Fila con quella cantata da Omero, trova piena ragione. Tanto era invisa Troia ai poteri forti greci del 1200 a.c., tanto è stato inviso il Fila dai poteri forti torinesi del 1900 d.c.. Entrambi da quei poteri furono distrutti e lo furono non perché perdenti, ma solo perché ingannati. Troia con un Cavallo di Legno, il Fila con fantomatici quanto irrealizzabili progetti di realizzazione di un nuovo stadio di novelliana memoria.

Ma se Troia dalle sue ceneri non risorse, il Fila è invece risorto ed oggi apre i suoi augusti portali a quei tifosi che sempre ci hanno creduto, per cui sempre si sono battuti.

E da questo vecchio-nuovo Fila, oggi, mille ed ancor mille voci si alzano verso il cielo torinese in un unico urlo: siam tornati!

Un cielo che per l’occasione è dipinto di granata e bianco ad attestare, se bisogno vi fosse, il colore vero della nostra città. Una colorazione granata dell’aree che fa scomparire tanto le nubi nere di grandine (le ruspe) che quelle bianche di pioggia (il Fila non si ricostruirà); nubi unite tra loro in un devastante bianco e nero che per decenni ha minacciato il Fila.

Un cielo granata e bianco che unisce in un sol contesto il colore delle maglie degli immortali che stanno lassù con quelle di noi tifosi quaggiù.

Nella Casa rinata e nel Tempio ridatoci, si ritroverà quella forza che dal 1926 ha fatto di noi granata un qualcosa di diverso da tutto il resto dell’universo pianeta pallonaro. Per noi essere granata non è sventolar bandiere durante la partita, ma è una scelta di vita.

Una scelta di vivere contro i soprusi, contro i poteri forti, contro chi da oltre un secolo opprime noi e la nostra città. E la bandiera granata… siam gente che ama sventolarla più nella vita quotidiana che allo stadio la domenica.

Con il Fila e nel Fila, questo nostro essere, questa nostra peculiarità che ci distingue dal resto del mondo, potrà essere inoculato nei giovani che vestiranno la maglia di Valentino e Giorgio, di Paolo e Claudio.

Certo non rivedremo gli immortali, come loro mai nessuno più sarà. Forse non rivedremo lo squadrone del 70/71 e del 75/76. Ma una cosa è certa, non vedremo mai più certi atteggiamenti di giocatori strafottenti ed indegni della maglia indossata. Se anche non sarà l’allenatore ad impedirlo, ci penserà il Fila a farlo.

Un Fila che non è uno stadio, ma è un unicum di menti e cuori granata, tra loro inscindibilmente uniti nel ritenere il Toro non una squadra, ma fede ed amore.

Grazie a Manlio Collino, con le sue Sentinelle del Filadelfia, e grazie a Gianni Bellino, con i suoi Angeli del Filadelfia, per citare i due insieme a cui più ho combattuto per impedire supermercati e case sul sacro sito, sin’anche querelato per diffamazione da Ciminelli, allorché mi battevo contro la sua volontà di far del sacro prato un supermercato.

Grazie a tutti gli altri tifosi che, come me e magari ancor più di me, hanno combattuto egual battaglia.

Grazie, infine, a Cesare Salvadori, che ha saputo portate le nostre battaglie a concreta, tangibile ed imperitura vittoria, spesso contro alcuni, a volte solo contro tutti.


Pierluigi Marengo

Presidente Torino Fc nel 2005



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