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MATT HALSDORFF, CALIFORNIANO GRANATA

IL NOSTRO GIORNALE WEB TUTTOTORO.COM HA INTERVISTATO IN ESCLUSIVA MATT HALSDORFF, AUTORE DEL LIBRO CALIFORNIA GRANATA E DIVENTATO NEGLI ULTIMI ANNI GRANDE TIFOSO DEL TORO



MATT HALSDORFF, CALIFORNIANO GRANATA MATT HALSDORFF, CALIFORNIANO GRANATA
IL NOSTRO GIORNALE WEB TUTTOTORO.COM HA INTERVISTATO IN ESCLUSIVA MATT HALSDORFF, AUTORE DEL LIBRO CALIFORNIA GRANATA E DIVENTATO NEGLI ULTIMI ANNI GRANDE TIFOSO DEL TORO...

Raccontaci come ha fatto un californiano a diventare tifoso del Torino…


Devo dire che sono nato Granata senza saperlo. Da piccolo quando si giocava ai cowboys contro gli indiani, (qualcosa che facevamo abbastanza spesso nel west degli Stati Uniti tra bambini), ero sempre dalla parte degli “indiani” d’America. Lealtà, onore, sofferenza, un po’ di romanticismo. Quell’ idea di venire scaraventato a terra da qualcuno di molto più forte di te ma di rialzarti… di non mollare mai. Sono sempre stato attratto da questo spirito Granata… ma prima del 2004 non avevo mai sentito parlare del Piemonte, figuriamoci se avevo sentito parlare di una squadra di calcio piemontese, sia granata o bianconera.

Sono sbarcato a Torino un po’ per caso nell’ autunno del 2004 grazie al consiglio di un’amica. A quel tempo non mi interessava il calcio, anzi, proprio il contrario, non mi piaceva affatto e non avrei mai immaginato quanto invece sarebbe diventato importante nella mia vita. Insegno inglese di professione, e durante una lezione, due miei studenti hanno cominciato a parlare del Toro. Mi hanno invitato ad andare a una partita con loro, nel secondo anello della Maratona allo Stadio delle Alpi. Che shock ragazzi! Che bello!  Questo è stato solo l’inizio.Qualche mese fa è uscito il mio libro che si chiama “California Granata” nel quale racconto questa storia, di come sono diventato un tifoso del Toro e della mia esperienza allo stadio, nella Maratona, e più in generale della mia personale scoperta del Toro.

Hai scritto un libro, come è nata questa idea?


Quasi tutti mi chiedono come mai un Californiano sia diventato un tifoso del Toro, è qualcosa di abbastanza particolare. Con gli anni, dopo che ho imparato molto di più sulla squadra, ho pensato che forse questa sarebbe stata una storia interessante per i miei fratelli e sorelle granata. C’è una “letteratura granata” ricchissima di libri importanti e belli, ho uno scaffale con almeno 40 libri del Toro, un numero patetico in confronto a tutti i libri pubblicati nei decenni. Il punto di vista di un straniero allo stadio e alla scoperta del Toro però è qualcosa di nuovo, e cosi è nata l’idea. Mi piace leggere e scrivere, tengo un diario da anni e scrivo spesso, quindi avevo già scritto i miei pensieri durante il periodo della scoperta del Toro – dal 2004 al 2007. Poi quelli erano anni particolari, con il fallimento e la rinascita, la finale playoff contro il Mantova, il Centenario…

Avrai stretto molte amicizie grazie alla tua fede granata..


Si tante. Come sappiamo tutti, il popolo Granata è una cosa meravigliosa. Mi stupisce quanto è profondo sempre di più. Persone molto umili e amichevoli, la faccia del calcio che non si vede spesso in TV purtroppo. In particolare i due amici dei quali ho parlato prima, che mi hanno portato allo stadio per la prima volta, sono diventati due dei miei migliori amici. La  fede granata è qualcosa che sarà sempre una parte importante di questa amicizia.

Vivi in Italia adesso?


Si da quasi un anno. Alla fine del 2007 io e mia moglie, un’ italiana che ho incontrato a Torino, ci siamo trasferiti in Germania per lavoro. Non abbiamo mai pensato di stare in Germania per sempre e con la nascita di nostro figlio abbiamo deciso che era arrivato il momento giusto per tornare in Italia. Ora vivo fuori Torino dove mia moglie è cresciuta, a Castagnole Piemonte, un posto tranquillo per una giovane famiglia. Un paese molto granata tra altro! Infatti, stiamo fondando un nuovo Toro Club in paese, in onore del tifoso che venne a mancare tragicamente a Superga l’anno scorso, Francesco Giraud. Era un grande tifoso che viveva qui a Castagnole e per me un tipico granata: leale, umile, passionale, e un po` incazzato allo stadio. Sono stato eletto Vice-Presidente di questo Club… una nuova avventura, e un nuovo modo di scoprire più in profondità la comunità granata. Mi sa che dovrò imparare un po’ di piemontese però!

Nella tua terra natia gli sport nazionali sono altri: come è visto il calcio negli USA e in California?


Il calcio sta crescendo negli USA, sta cambiando la mentalità, ma c’è molta strada da fare. Una strada lunga come la Route 66. Dubito che diventerà piu importante dei “Big 4” – football Americano, basketball, baseball, e hockey. Il calcio è uno sport che tanti amano praticare quando sono giovani ma poi finisce lì, dove si gioca solo per divertimento ma per niente di più. Per la maggior parte degli uomini il calcio è ancora considerato uno sport da “femmine”… forse anche perchè la squadra nazionale femminile è bravissima (hanno appena vinto il Mondiale). Sono cresciuto negli anni 80/90 e non ho mai visto una partita maschile in TV. Ma ora non è più così.

In cosa può migliorare l'intero movimento calcistico italiano, visti i modelli vincenti statunitensi?


E' difficile da dire. Magari aiuterebbe avere arbitri che non appoggino le squadre a strisce bianche e nere? (Scherzo).  Ma una cosa che è veramente diversa da noi è il sistema del “salary cap”. C’è un limite di denaro che ogni squadra può spendere per anno… tutti hanno le stesse possibilità economiche. Poi c’è anche il draft, dove la peggiore squadra prende il migliore giocatore dall’ università. Un sistema basato sul “fair play”…. Tutte le squadre sono uguali in teoria. Se parliamo di football americano, quasi ogni anno c’è una nuova squadra campione. Questo metodo riempe gli stadi perchè un tifoso ha sempre la speranza che la sua squadra possa seriamente competere con ogni altra squadra.

Sai, l’atmosfera allo stadio da noi è davvero “un altro mondo”, è come stare in piazza o a teatro. I tifosi sono mischiati, parlano e bevono insieme senza problemi. Uno è tifoso prima dello sport e poi della squadra. Non ci sono cori, sciarpe, bandiere, niente di tutto questo. Un mondo bello per le famiglie e che per tanti  aspetti è molto sportivo. Forse impariamo questo a scuola dove lo sport è davvero molto importante.Ma devo dire, se uno è abituato alla passione e bellezza della Maratona, lo stadio Americano può essere un posto abbastanza noioso. Come tutto nella vita, sia lo stadio Americano che quello Italiano hanno entrambi lati positivi e negativi.

Ho sentito che hai fatto qualche lezione d' inglese su youtube con “tema granata”, come mai?

Sono un insegnante d' inglese di mestiere, un libero professionista, lavoro per varie aziende e privatamente. E' 'un lavoro che ho avuto per più di un decennio e posso dire con sicurezza che una delle cose più importanti quando si impara una lingua è di essere motivato. Si impara più velocemente quando si diverte. Cosa potrebbe essere più bello per un tifoso granata che parlare di Toro? Così, è nata l'idea di fare qualche lezione di inglese, dove spiego piccoli punti di grammatica o di vocabolario, con esempi legato al mondo granata. Qualcosa che fa un po ridere. Tutto gratis su youtube. Quando inizia la nuova stagione, mi piacerebbe fare un nuovo video per ogni partita in casa… vediamo!

Conoscerai il Toro inglese Christopher Peet..

Ci siamo scambiati messaggi ogni tanto e spero di incontrarlo allo stadio quest’anno. È un grandissimo tifoso. Ci sono tifosi del Toro sparsi in tutto il mondo, molto più di quanto si pensi. Tutte persone che hanno lo spirito granata nel cuore, e vivendo lontano, la loro solitudine fa crescere in loro ancor più l’amore per la squadra. Lo stesso sentimento che penso possa provare un tifoso del Toro di qualche paese piccolo della Basilicata o della Sicilia. Se sei l’unico a tifare Toro nel posto dove vivi, ecco che diventi IL tifoso del Toro…una specie di ambasciatore granata. Altri due tifosi che meritano grande riconoscimento sono Mike Duval in Argentina (con tutto ciò che ha fatto per rafforzare l’amore tra il River Plate e il Torino) e Marcos Ramos in Brasile, un altro che è pazzo per la nostra squadra… ma ci sono tanti altri, dall’Isola di Tonga, agli Highlands scozzesi, fino al Sentiero di Compostela in Spagna.


Pier Giorgio Chiara


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