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BUTTATA A MARE ANCHE QUESTA ANNATA

Dopo i tre gol incassati nel Derby, la cinquina subita a Napoli ecco le quattro sberle rifilate alla banda cairota a Roma. I tifosi sono affranti



Come avevamo paventato il giocattolo si è rotto. Tante sono le cause di questo ennesimo crollo di fronte ad una delle grandi del campionato. Dopo i tre gol incassati nel Derby, la cinquina subita a Napoli ecco le quattro sberle rifilate alla banda cairota a Roma. I tifosi sono affranti.

Ieri sera al tavolo vicino in pizzeria un bambino, avrà avuto nove/dieci anni al massimo, ha confessato al padre che non avrebbe più tifato Toro e alla supplica che almeno non avesse tifato per la squadra di Venaria la sua risposta, non priva di una certa logica, è stata: “perché?  Dove sta scritto che per tifare bisogna sempre abbassare la testa e mai gioire per qualche importante successo?”  Ormai è così e se  solo tre mesi fa sembrava appartenere al  passato il Toro sofferente e ingrigito che ormai da anni siamo abituati a vedere eccolo riapparire proprio all’indomani della chiusura di un mercato che avrebbe dovuto  permettere a tutto l’ambiente granata di fare il balzo definitivo in avanti.

Il calcio moderno è l’industria mondiale che tira in maniera imbarazzante più di qualsiasi altra e addirittura coinvolge mercati fino a ieri sconosciuti però in questo mondo che pare non avere confini, l’imperativo è investire per trarre quei benefici  economici, il vero scopo di chi investe, ma anche per raggiungere livelli di visibilità elevati che si ottengono solo con i successi sportivi di prestigio. Cairo sarebbe giustificato nella sua riluttanza ad investire solo se fosse uno sprovveduto mecenate innamorato dei colori granata ma l’attuale presidente è uno scafatissimo uomo d’affari che sa alla perfezione quelle che sono le leve per sollevare le sue imprese.

Il problema è che nel Torino ha individuato una leva per i suoi affari, un volano per  far girare nel mondo dell’imprenditoria il motore delle sue sempre più numerose e prestigiose  attività. Probabilmente era convinto che fosse sufficiente sostituire il professionista ed affidabilissimo Bovo con un tal Carlao e sperare che Castan si riprendesse, per continuare a galleggiare nel limbo di chi sta a metà strada fra il sufficiente e il poco più che sufficiente per avere consenso e nello stesso tempo sfruttare la popolarità ottenuta da Belotti per tenere viva l’attenzione sul Torino prima del colpaccio della vendita estiva degli ultimi gioielli. Un’altra componente di questo disastro attuale è la fine del progetto tecnico di Mihajlovic.

Sono stato uno fra i più entusiasti del passaggio al modulo 4-3-3 dopo anni di noia con il 3-5-2 e ritenevo gli acquisti di Valdifiori, Iago Falque e Ljaijc funzionali a questo modulo tanto che i primi riscontri di campionato mi avevano dato motivo di soddisfazioni mai immaginate. Vittorie con la Roma e la Fiorentina e la sconfitta immeritata e sfortunata come quella a Milano con i rossoneri,  oltre un derby perso ma giocato alla pari come da decenni non accadeva avevano avvalorato questa mia convinzione.

Rimaneva in me però la sensazione che la squadra rimaneva  un’incompiuta e che a Sinisa non era stata data una formazione forte come quella del 2013/14, quella cioè dell’attacco micidiale del duo Cerci-Immobile ma soprattutto della difesa d’acciaio con il grande Darmian, l’indomito Glik e l’inossidabile Moretti sostenuti da un Maksimovic autentica rivelazione di quell’anno. Anche quella squadra, ad essere onesti, mi sembrava mancasse di qualcosa nel centrocampo privo di quella creatività che avrebbe potuto dare un mediano con spiccate doti di trequartista  e privo anche della regia di un mediano più dotato tecnicamente dei pur ordinatissimi Gazzi e Vives.

Adesso Miha non può che continuare su questa falsariga poiché dare più impermeabilità alla difesa passando a tre centrali significherebbe abbandonare gli esterni alti e quindi renderebbe superfluo l’impiego di Iago Falque e Ljajic, giocatori di proprietà. Inoltre sarebbe molto difficile reperire nella rosa tre centrali affidabili viste le indisposizioni attuali. Il calendario è quanto di peggio ci si aspetterebbe in un momento critico come questo in quanto le prossime due trasferte sono a Firenze e a Roma contro la Lazio.

Si prevede quindi aria di tempesta e per una Società mal strutturata come il Torino FC ed anche questa è una pecca da imputare a Cairo che non ha mai voluto avere un Direttore Generale che fosse un manager di alto profilo in grado di gestire situazioni difficili come questa e che faccia da cuscinetto fra tecnico e giocatori e la critica. Il popolo granata deve dimostrare ancora una volta tutto il suo grande amore per questi colori e stringersi, per quanto possibile, attorno alla squadra pue sapendo che la stagione è finita in quanto mancano solo pochissimi punti per raggiungere il minimo obiettivo.


Fulvio Moneta
 


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